Alzheimer, zucchero e AGEs. Quando si perde la memoria per i nomi


di Attilio Speciani
13 Novembre 2015

Sono davvero tanti i ricercatori che, come noi, parlano dell'Alzheimer e di alcune forme di demenza come della terza forma di diabete (Diabete tipo 3), legato comunque ad una alterazione del metabolismo degli zuccheri.

Un recente studio giapponese pubblicato sullo European Journal of Neurology, effettuato su diabetici, rivela che il deficit di memoria è dovuto proprio allo scarso controllo dello zucchero e alla aumentata resistenza insulinica (Hishikawa N et al, Eur J Neurol. 2014 Sep 15. doi: 10.1111/ene.12568. [Epub ahead of print]), tenendo presente che la resistenza insulinica può peggiorare anche per effetto dell'infiammazione.

Lo studio dei ricercatori dell'Università di Okayama ci tranquillizza sul fatto che i difetti di orientamento e di attenzione sono propri dell'età, dipendono cioè dall'invecchiamento in tutti, ma ribadisce che l'alterazione della memoria per i nomi e della componente affettiva della memoria sono invece dovuti all'alterazione del metabolismo degli zuccheri.

Testualmente i ricercatori spiegano che uno scarso controllo dell'emoglobina glicata è associata ad un declino nelle scale di valutazione del calcolo mentre la resistenza insulinica (tipicamente espressa dall'aumento di peso e dalla forma corporea "a tronco") è associata alla perdita di memoria per i nomi delle persone e delle cose.

Una volta capito che lo zucchero gratifica, ma fa dimenticare un po' troppo, diventa importante rilevare quanto siano importanti per il tessuto nervoso le sostanze glicosilate (descritte in inglese come "AGE", iniziali di Advanced Glycation Endproducts) che ne regolano la crescita e influenzano negativamente la plasticità neuronale, cioè anche la capacità di trovare circuiti collaterali cerebrali quando alcuni non sono più efficienti e validi.

Uno studio tedesco pubblicato su PLoS One ha documentato appunto che la produzione di queste sostanze glicosilate, la cui presenza è in parte fisiologica, ma cresce in proporzione al glucosio presente nell'organismo, interferisce pesantemente con lo sviluppo e con la crescita neuronale, ma soprattutto con la sua plasticità, cioè con la capacità di adattamento dei neuroni al danno subito (Bennmann D et al, PLoS One. 2014 Nov 11;9(11):e112115. doi: 10.1371/journal.pone.0112115. eCollection 2014).

Le sostanze glicosilate agiscono come veleni cellulari, tanto che alcuni le chiamano glicotossine.

Si formano nell'organismo, ma sono presenti in molti piatti perché la cottura provoca una reazione di ossidazione che ne determina la comparsa. Significa che una serie di sostanze come la pelle del pollo arrostita, le patatine fritte, il bacon all'inglese e alcuni formaggi riscaldati ne contengono in quantità elevata.

Per dovere di cronaca è giusto segnalare che le uova ne contengono quantità irrisorie rispetto agli altri alimenti. Quindi il tipo di cottura, anche se applicata ad alimenti sani, può dare degli effetti potenzialmente dannosi.

Non si tratta di un effetto immediato ed acuto, ma di una azione che si può sviluppare nel lungo termine e che può essere contrastata da antiossidanti presenti nell'alimento in modo efficace.

Per esempio le mandorle hanno un buon livello di AGE al loro interno, ma gli oli e i flavonoidi contenuti nel seme ne controllano efficacemente gli effetti. Purtroppo la carne alla griglia o il pollo arrosto non contengono gli stessi antiossidanti delle mandorle, ma è possibile mangiarli con molta verdura e con molta frutta.

Ecco che allora prodotti come Inositolo, Curcuma, Perilla, e vitamina D diventano preziosi alleati nella difesa dalla ossidazione e nella prevenzione dei deficit cognitivi, e proprio sul ruolo della Vitamina D, capace di contrastare infiammazione, allergia e obesità, migliorando indirettamente la memoria, si muove anche la ricerca di integratori (con il giusto contenuto di Vitamina D come Memo D3) capaci di aiutare il mantenimento della memoria.

In futuro avremo anche una conoscenza più approfondita sul ruolo di ogni singolo zucchero.

Già ora sappiamo, dagli studi effettuati sui batteri (Afroz T et al, Mol Microbiol. 2014 Sep;93(6):1093-103. doi: 10.1111/mmi.12695. Epub 2014 Jul 16), che gli effetti di alcuni zuccheri sono di tipo "tutto o niente", altri di tipo uniforme e altri di tipo complesso.

L'eccesso di uno zucchero può determinare effetti di profonda alterazione della risposta metabolica. È molto interessante notare che una volta che si sia alterato il metabolismo, anche altri segnali infiammatori possono attivare lo stesso tipo di reazione, anche in assenza dello zucchero stesso.

È grazie alla rieducazione della sensibilità insulinica, ottenibile attraverso l'attività fisica, il controllo dell'infiammazione, l'utilizzo di supplement efficaci (Zerotox Memo D3 e Zerotox Inositox sono tra i nostri preferiti) e una dieta adeguata, che la memoria riprende vita e i meccanismi difensivi dell'organismo, riattivati, potranno orientare la persona al recupero del benessere e della salute.

Non è casuale che nel primo dei composti segnalati si affianchino Vitamina D3 e Levoglutammina, che riduce la voglia di assunzione zuccherina e contemporaneamente riequilibra la mucosa intestinale riducendo i livelli di infiammazione. L'inositolo del secondo composto è celebre invece per la funzione positiva sulla sensibilità insulinica e agli zuccheri.

Per dimostrare, ancora una volta, che tutto è legato e che a volte con poco si può ottenere molto.