Rischio di Parkinson in chi è ghiotto di latte e latticini


di Redazione Eurosalus
02 Maggio 2007

Che il latte faccia bene è una leggenda che, col passare del tempo, appare sempre più infondata. Su queste pagine abbiamo già trattato questo argomento svariate volte (si vedano gli articoli correlati per una documentazione più esauriente).

Il fatto è che gli adulti in grado di digerire bene il latte sono davvero pochi. Per tutti gli altri i danni sono molteplici, dapprima concentrati a livello gastroenterico e, col trascorrere degli anni, anche più diffusi.

Si sospettava già da tempo l'esistenza di una correlazione tra l'eccessivo consumo di latte e l'insorgenza senile o pre-senile del morbo di Parkinson, una grave malattia degenerativa che colpisce una ristretta zona del sistema nervoso centrale provocando tremori e difficoltà di movimento.

Ora una ricerca ad amplissimo raggio e di lungo periodo (una popolazione di oltre 130.000 persone tenute sotto osservazione per nove anni), pubblicata sull'ultimo numero dell'American Journal of Epidemiology (H Chen et al, Am J Epidemiol 2007, May 1, 165:998-1006), conferma la fondatezza di questo sospetto in modo inoppugnabile.

I pazienti, tra quelli osservati, la cui dieta prevedeva il consumo più elevato di latticini hanno mostrato una tendenza a contrarre il Parkinson superiore del 60% rispetto a coloro che ne assumevano le quantità più basse (circa la decima parte: 80 grammi al giorno contro 800).

Secondo gli studiosi, che hanno operato sotto la direzione del dottor Honglei Chen dell'Istituto di ricerche ambientali della Carolina del Nord, è il latte a spiegare questa correlazione in misura molto più accentuata di tutti gli altri suoi derivati. E, d'altra parte, lo studio ha consentito anche di escludere che la correlazione stessa, più significativa di quanto atteso, sia dovuta ad alcune sostanze presenti nel latte, come il calcio, i grassi e la vitamina D.

Il link è dunque tra l'alimento latte e il rischio di contrarre il morbo di Parkinson.

La correlazione è emersa con incontestabile evidenza per gli uomini, in misura non significativa per le donne. Ma va anche ricordato che - notoriamente - il morbo di Parkinson colpisce con frequenza nettamente superiore i maschi che non le femmine: nella popolazione osservata dai ricercatori, ad esempio, benché le donne fossero circa il 15% più degli uomini, ad ammalarsi sono stati 250 maschi contro 138 femmine.

La ragione di questa maggiore predisposizione maschile a contrarre il Parkinson è del tutto ignota, come del resto sono ancora sostanzialmente sconosciute le cause della malattia.

Certo questo importante studio americano apre prospettive nuove sulla sua prevenzione. E conferma una volta di più che i danni provocati da un'alimentazione squilibrata sono capaci di ramificarsi in modo inarrestabile, coinvolgendo l'intero organismo nei loro effetti.