Policistosi ovarica e ipersensibilità alimentari


di Carla Camerotto - Nutrizionista
17 Febbraio 2015

DOMANDA

Egr. dott.ssa Camerotto, le volevo chiedere se le intolleranze alimentari (soprattutto al latte) hanno relazione con l'insulino-resistenza e ovaio policistico, considerato che a mia figlia di 21 anni è stata diagnosticata una policistosi ovarica, ma non hanno preso in considerazione le ipersensibilità alimentari. Nonostante la dieta ipocalorica e i vari farmaci invece di dimagrire prende peso.

RISPOSTA

Gentilissima Lettrice,

la sindrome dell'ovaio policistico è la più comune alterazione endocrina nella popolazione femminile in età fertile.

È caratterizzata dalla presenza di un quadro di insulino-resistenza, iperinsulinemia e obesità che in un circolo vizioso negativo favoriscono ingrassamento, autoalimentando le alterazioni endocrine che la caratterizzano.

Il mantenimento di un corretto peso corporeo e di un buon profilo glucidico sono aspetti importanti nel ridurre il corredo di sintomatologie associate.

Un recente studio trasversale condotto su 400 ragazze iraniane ha evidenziato una correlazione positiva tra l'uso del latte e la sindrome dell'ovaio policistico.

Per comprendere le motivazioni può interviene in aiuto uno studio condotto sul ruolo di questo alimento come stimolatore delle cellule beta del pancreas con una azione di stimolo insulinico che predispone verso l'insulino resistenza e diabete di tipo secondo.

Ridurre il latte nell'alimentazione diventerebbe pertanto una strategia per ridurre l'insulino resistenza che caratterizza l'ovaio policistico e modulare le alterazione glicemiche e l'ingrassamento, con vantaggio sul quadro generale.

L'importante è comunque mantenere un quadro di tolleranza verso questo alimento per evitare fastidi nella sua assunzione casuale.

Il latte è frequentemente presente nelle nostre tavole e perdere la capacità di tollerarlo comporta sicuramente molte restrizioni alimentari. Pertanto una approccio basato sulla dieta di rotazione diviene ancora più importante.

Lo studio delle personali reattività alimentari e l'impostazione di una dieta di rotazione settimanale sulle eventuali positività rappresenta uno strumento potentissimo per migliorare la resistenza periferica all'insulina.

Indipendente dal singolo alimento, imparare a mangiare correttamente nel quotidiano è uno strumento strategico per controllare i carichi glicemici e modulare la secrezione insulinica.

Cosa fare?

  • Utile l'uso di cereali integrali e la riduzione massiccia degli zuccheri semplici con pasti ben bilanciati nella quota proteica, vegetale e glucidica.
  • La prima colazione acquista un ruolo strategico nella modulazione dei segnali legati all'assunzione di cibo.
  • L'attività fisica gioca un ruolo importantissimo nella terapia di una patologica come questa, grazie alla sua potente azione di normalizzazione dell'azione dell'insulina. Quindi via libera a una buona attività fisica aerobica e moderata come la corsa o una passeggiata a passo svelto in relazione al proprio livello di allenamento.

Tutte queste indicazioni vanno integrate nel quotidiano con l'obiettivo di creare uno stile di vita e abitudini che nella costanza vedono massimizzate le loro potenzialità.