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Le patologie a carico del rachide del cavallo domestico si collocano tra le cause che più di frequente vengono implicate nel determinare calo di rendimento del cavallo sportivo o quadri di zoppia recidivante di origine oscura, e la statistica comprende tanto il cavallo atleta e performer quanto il cavallo non impegnato sul piano agonistico.
Nonostante lo spessore di questa patologia e la nutrita varietà di approcci terapeutici più o meno tradizionali con cui viene affrontata, l'effetto dei molti trattamenti del dolore dorsale equino non è stato ancora studiato a fondo. La prima pietra potrebbe essere stata gettata da uno studio presentato dall'American Association of Equine Practitioners, che ha valutato gli effetti di massaggio, chiropratica e fenilbutazone sulla sensibilità del dorso del cavallo.
Nel corso dello studio è stato utilizzato un algometro a pressione (strumento che misura la pressione applicata) per misurare la soglia nocicettiva meccanica (MNT), cioè la pressione a cui il cavallo reagisce manifestando dolore, in diverse aree della colonna vertebrale. Una MNT elevata significa dunque che è necessaria una maggiore pressione per stimolare una risposta e quindi che il cavallo è meno sensibile, ovvero prova meno dolore.
I ricercatori hanno assunto come punto di partenza il dato che in tutti i cavalli montati sia presente un dolore del dorso subclinico, e hanno definito che la terapia dovrebbe ridurre il dolore e aumentare la MNT.
Per individuare quale modalità di trattamento aumentasse maggiormente la MNT nel corso di una settimana, sono stati esaminati 38 cavalli adulti sani con anamnesi negativa per dolore del dorso e provenienti da quattro diverse scuderie. Nell'arco della settimana sette cavalli hanno ricevuto somministrazioni di fenilbutazone per os ogni 12 ore, a otto cavalli è stato praticato un trattamento chiropratico in regioni localizzate di rigidità articolare, tensione muscolare aumentata o dolore e otto cavalli hanno ricevuto un massaggio diretto effettuato da un terapista certificato. I gruppi di controllo erano costituiti da sette cavalli che non ricevevano alcun trattamento ma continuavano a essere montati (controlli attivi) e otto cavalli che non ricevevano alcun trattamento ma venivano messi a riposo (controlli inattivi). In tutti i cavalli la MNT è stata valutata il giorno zero (prima dell'inizio dei trattamenti) e i giorni 1, 3 e 7 post-trattamento.
Il gruppo trattato con fenilbutazone ha mostrato una risposta negativa, con diminuzione della MNT (quindi aumento della dolorabilità) fino al giorno 3, poi graduale effetto lenitivo sul dolore fino al giorno 7.
Il massaggio ha avuto effetto positivo durante tutto il periodo di studio, con aumento costante della MNT giorno dopo giorno. La chiropratica infine ha determinato una modica riduzione della MNT il primo giorno, per poi arrivare ad un aumento del 27% il giorno 7! La MNT dei controlli attivi e inattivi fluttuava attorno all'1% tutti giorni.
Secondo gli autori dello studio i risultati dimostrano che il massaggio si è mostrato di beneficio per tutto il periodo, il fenilbutazone ha avuto un effetto negativo per tre giorni e poi diveniva positivo, la chiropratica ha avuto un effetto negativo il primo giorno ma ha poi mostrato l'effetto più positivo dei tre trattamenti.
Come talora succede quando si eseguono studi volti a valutare un singolo parametro e non tenenti conto del quadro condizionante complessivo, al lavoro descritto può essere imputato il "vizio" di aver valutato la sola scomparsa del dolore localizzato come dato caratterizzante l'efficacia della terapia, lasciando quindi da parte tutte le altre componenti biomeccaniche, psicofisiche e ambientali a tutti gli effetti invece coinvolte nella creazione del quadro patologico.
Ciononostante lo studio offre un ottimo spunto di riflessione a proposito della terapia tradizionale del cavallo sportivo, lasciando intravedere una concreta possibilità di apertura a protocolli di diverso taglio, nei quali la terapia manuale e l'applicazione di tecniche fisioterapiche in chiave anche preventiva oltre che terapeutica possano trovare lo spazio che meritano, e che nelle realtà equestri estere e in medicina umana già ampiamente ed esaurientemente colmano.
Dott. Mila Speciani
Veterinario
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