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La mente è in grado di influenzare il nostro corpo anche nell'attività sportiva quotidiana. Quando il sistema nervoso trasmette il movimento ai nostri muscoli, un’intera cascata di neuropeptidi raggiunge ogni nostro organo. La nostra mente trasmette così messaggi di attivazione o inibizione a tutti i nostri organi. Influenzando intensamente la qualità della nostra corsa. E del nostro benessere.
La mente è in grado di influenzare il nostro corpo anche nell'attività sportiva quotidiana. Quando il sistema nervoso trasmette il movimento ai nostri muscoli, un’intera cascata di neuropeptidi raggiunge ogni nostro organo. La nostra mente trasmette così messaggi di attivazione o inibizione a tutti i nostri organi. Influenzando intensamente la qualità della nostra corsa. E del nostro benessere. Proverbi e saggezza I nostri vecchi usavano dire “Cuor contento il ciel l'aiuta”, ad indicare che un umore piacevole predisponeva allo stare bene. Il detto “Il riso fa buon sangue” correla poi l’essere allegri con uno stato fisiologico ottimale. E nello zen, il “sorriso del Buddha” è addirittura il simbolo dello stato di illuminazione. Oggi la neurologia può solo confermare quanto i nostri saggi evidentemente già sapevano: un pensiero positivo o un momento di allegra spensieratezza, possono modificare le reazioni del nostro corpo in modo molto materiale, rilevabile da precisi strumenti di misura. Vediamo in che modo. Nervi e scienza Il sistema nervoso è stato studiato a fondo solo in tempi recenti. Fino ai primi anni del ‘900 si credeva che l’impulso nervoso fosse solo di tipo elettrico. Per definire sperimentalmente il fatto che tra un neurone e l’altro (nella sinapsi) la trasmissione fosse di tipo chimico ci vollero gli esperimenti di Loewi (1873-1961). In un primo momento si identificò una sola sostanza responsabile della trasmissione: l’acetilcolina (esperimenti di Dale). Solo successivamente si capì (1977!) che i neurotrasmettitori che attraversavano la sinapsi (lo spazio tra un neurone e l’altro) non erano mai rilasciati da soli, ma a “pacchetti” (Heuser e Reese). Cosa significava questa fondamentale scoperta? Se l’acetilcolina aveva lo scopo di rendere continuo lo spazio tra due neuroni, gli altri 10 o 12 neurotrasmettitori emessi insieme ad essa a che diavolo servivano? Segnali a cascata Ogni neurotrasmettitore ha un suo obiettivo preciso: qualcuno va a stimolare emissioni di ormoni, qualcun altro attiva sistemi adrenergici, dopaminergici o serotoninergici (in altre parole dà tensione, paura, energia o tranquillità), altri ancora possono generare depressione, o inibire determinate funzioni. Le possibili combinazioni tra una cinquantina di neurotrasmettitori diversi (detti neuropeptidi essendo spesso composti da una breve sequenza di aminoacidi) consentono modulazioni interne quasi infinite, offrendo possibilità di regolazione delle funzioni corporee particolarmente fini. Una vera e propria cascata di neuropeptidi viene così immessa in circolo ogni volta che parte un segnale nervoso, e questi trasmettitori (il cui mix può cambiare anche durante il percorso) raggiungono, in millesimi di secondo, i recettori specifici situati dappertutto nei nostri organi e perfino (come dimostrato da Blalock e Pert negli anni ‘80) su componenti del sistema immunitario, che a loro volta diventano produttori di altri neuropeptidi di risposta. Reti e intelligenza Che cosa significa tutto questo nella pratica? Le conseguenze dal nostro punto di vista sono importantissime. Ciò che avevano indovinato i nostri saggi ben prima del 1977, è che il corpo e la mente fanno parte di un sistema di messaggi e segnali coerente e organizzato. Ovvero, in parole semplici, che se la nostra mente è triste (come dice Deepak Chopra con un’immagine molto elegante) anche il nostro cuore, i nostri reni, le nostre articolazioni saranno tristi. Perché i neuropeptidi emessi a livello neurale verranno recepiti in ogni distretto del nostro corpo, predisponendo ogni organo ed ogni funzione, alla specifica attività nervosa e cerebrale in atto. Per esempio durante la nostra corsa quotidiana. Se siamo nervosi e stressati anche il nostro pancreas lo sarà, e di riflesso la nostra capacità di secernere insulina potrà essere alterata, influenzando i livelli di zuccheri presenti nel nostro sangue durante la corsa. Se siamo depressi, anche in gara i nostri muscoli lo saranno, e con loro il nostro sistema immunitario. È così difficile da capire? O dobbiamo continuare a fare finta, tappandoci gli occhi, che gli organi si possano curare uno per volta? Pensiero e materia Questa lunga premessa ci ha portati a trovare un punto di contatto chiaro e documentato tra pensiero e materia. Quello che secoli di medicina dualistica cartesiana (il corpo di qui, lo spirito di là) hanno sempre voluto negare. Un pensiero è in grado di attivare dei neuroni, e questi neuroni emettono una cascata neuropeptidica specifica, legata alla qualità di quel pensiero. Da questa cascata dipende l’attivazione coerente di tutti i nostri organi, delle nostre ghiandole, del flusso sanguigno, e persino il feedback cerebrale di ciò che è stato indotto. Da un solo pensiero. L’azione della mente, conscia o inconscia, può influenzare fortemente il nostro rendimento sportivo se indirizzata in modo coerente. È chiaro ciò che stiamo affermando? Sono le evidenze sperimentali oggi a confermarcelo. Lavorare con corpo e mente Se corpo e mente sono uno, la conseguenza pratica è che un buon medico, al pari di un buon allenatore, ha la possibilità di prendere in considerazione l’uno o l’altro aspetto di questa sostanziale unità, per ottenere dei risultati pratici. Lavorando in un certo modo sul corpo è possibile ottenere cambiamenti mentali. Viceversa, lavorando sulla mente si possono migliorare le proprie prestazioni fisiche o correggere determinati difetti. Un pensiero può dunque aumentare il numero dei mitocondri dei vostri muscoli o lo spessore delle vostre pareti cardiache? Forse non uno solo, ma certo un lavoro coerente che vada nella giusta direzione può farlo. È ciò che stiamo facendo Trabucchi ed io con le tecniche del Mind-Body-Work. Tecniche talmente pratiche che si basano su specifici lavori in pista o sul campo, per modificare (ad esempio) atteggiamenti mentali scorretti. Per esempio ripetute a ritmi progressivamente crescenti possono indurre motivazione mentale alla competitività in atleti che ne siano carenti. Oppure l’inversione “mentale” dei ritmi tra frazioni lente e frazioni veloci, può abituare la mente a predisporsi al consumo di grassi a certi ritmi. Sono studi “di frontiera” destinati a menti aperte alla sperimentazione e alle novità. Porte aperte e porte chiuse Parlando di mente e corpo qualche tempo fa il mio amico Paolo mi disse: “Tu dici che la mente può agire sulla materia. Se mi dici che con la mente puoi muovere quella porta, non ti credo!”. Forse quella porta non riuscirò a muoverla neanche oggi, Paolo. Ma la materia non è solo legno inanimato. La materia più bella e preziosa sulla quale lavorare è proprio il nostro corpo, le cui complesse dinamiche stiamo riuscendo ogni giorno di più a comprendere. Su quella materia, il pensiero lavora in modo talmente intenso, che chiunque ne ignori le logiche sta operando con una scienza “incompleta”. Ben altre porte dovranno aprire tutte le scienze biologiche, se vorranno adeguarsi al nuovo paradigma che le recenti scoperte ci hanno svelato. Ma sono porte simboliche. Se le terremo chiuse saremo, nel giro di qualche anno, inesorabilmente superati dai fatti. Da altri medici, altri biologi, altri allenatori che queste porte avranno saputo tenere aperte. Luca Speciani http://www.eurosalus.com/lucaspeciani
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