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Cambiare l'alimentazione può portare alla guarigione. E sempre di più oggi sappiamo che di intolleranza si può guarire, mangiando, nel rispetto del gusto e del piacere oltre che della salute...
Negli anni passati, parlare di intolleranze alimentari esponeva spesso al ridicolo o all'accusa di parlare di qualcosa poco documentato dalla scienza. Dal 2003 invece, da quando l'americano Hugh Sampson al XVIII Congresso Mondiale di Allergologia, tenutosi a Vancouver, le ha definite delle allergie alimentari ritardate, le intolleranze alimentari sono salite all'onore del riconoscimento ufficiale.
Dipendono da una reazione di accumulo, e non vengono mediate dalle Immunoglobuline E (quelle delle risposte immediate) ma da altri tipi di cellule e di anticorpi. Un fenomeno ancora in fase di studio, quindi, ma non per questo meno importante.
Quando esiste una intolleranza alimentare, e si continua a mangiare quel cibo, si genera una reazione infiammatoria, i cui effetti si manifestano in numerosi modi. Così ormai abbiamo capito che la tosse, l'artrite, l'asma, la colite, la cefalea, l'obesità, la candidosi (per fare solo alcuni esempi), sono tutte patologie in cui le intolleranze alimentari hanno un ruolo.
Significa che cambiare l'alimentazione può portare alla guarigione. E sempre di più oggi sappiamo che di intolleranza si può guarire, mangiando, nel rispetto del gusto e del piacere oltre che della salute.
In questo speciale presentiamo tutti i temi innovativi e le conoscenze più recenti, dalle cause alla diagnosi, sempre più legata alla integrazione tra differenti test per potere ottenere i migliori risultati clinici attraverso una terapia che guidi sempre al recupero della tolleranza, e alla riconquista di un rapporto di amicizia col cibo.
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