Michela Speciani
Redazione Eurosalus
Pochi giorni fa si è molto parlato della notizia secondo cui la compagnia aerea Meridiana ha proposto alle proprie hostess di indossare divise che non superino la taglia 42. Le hostess si sono ribellate, e 300 di loro hanno scritto ai dirigenti della compagnia e al presidente della Regione Sardegna, parlando di una proposta “sessista e altamente discriminatoria”.
La polemica sembra rientrata, ma non mancano le considerazioni. A partire da una che, di primo acchito, può apparire lapalissiana: una taglia 42 non è sempre uguale ad una 42. Una donna non è uguale ad un’altra e le forme, e le persone, gli individui, sono diversi tra loro. Sensibilizzare assistenti di volo e lavoratori nel loro insieme a temi quali un’alimentazione che permetta loro il più possibile di essere in salute e felici è ben altra storia. Parecchie aziende hanno già fatto o stanno facendo una scelta di questo tipo senza obbligare nessuno a vestire divise che non sono fatte per loro. Queste aziende hanno capito che un lavoratore sano e felice è un lavoratore che lavora meglio e più volentieri.
Un’iniziativa di questo tipo, che davvero mira alla tutela e allo stimolo propositivo dei propri dipendenti, è peraltro in accordo con gli obiettivi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che prevedono il raggiungimento della salute (“stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non solo l’assenza di malattia”) per tutti, oltre che con i principi della Costituzione Italiana che “tutela la salute, come fondamentale diritto dell’individuo, così come interesse per la comunità” (art.32). E i sindacati infatti rispondono, costringendo la compagnia a quello che viene definito un “dietrofront” dai principali giornali. Le ultime dichiarazioni dell’amministratore delegato del Gruppo Meridiana sembrano d'altronde essere che le divise delle assistenti di volo resteranno invariate.
E’ una grande vittoria, che valorizza le italiane coscienti che la propria salute e il proprio benessere vengono prima della propria forma, e capaci di farsi valere per i propri principi e per la propria libertà di scelta. L’essere sovrappeso è una condizione sicuramente svantaggiosa per l’individuo. Ma si vuole considerare il male che può derivare da una dieta impostata male o per nulla impostata, ipocalorica (come molte, dalla dieta zona alla Dukan) o che si fondi semplicemente sull’astensione dal cibo o sulla “perversione”?
È il concetto di fondo che vuole essere cambiato: essere in forma è un concetto che vede unite massa magra, massa grassa, ormoni, sorriso, felicità e in cui quello che conta è il risultato finale. Un concetto che centra tutto con nutrizione e stile di vita e poco o niente con la taglia, almeno in prima battuta. Chi pratica DietaGift, d’altronde l’ha spesso definita “una coccola e non una dieta” o qualcosa in cui “il dimagrimento (vero) è soltanto un piacevole effetto collaterale”.
Redazione Eurosalus

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