Allergie, rinite allergica, asma e alimentazione


di Attilio Speciani
03 Aprile 2018

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La rinite allergica, chiamata anche pollinosi o fino a qualche anno fa "raffreddore da fieno" (Hay fever in inglese), è un classico mix di raffreddore e di congiuntivite che colpisce nei diversi momenti stagionali le persone che hanno sviluppato una specifica allergia verso qualche polline. In molti casi può essere associata ad asma. 

Fin dal 2007, gli studi di Brandt sugli animali con allergia alimentare che manifestavano sintomi respiratori da pollini pur non essendone specificamente allergici è stato in un certo senso rivoluzionario.

Una persona infiammata per l'assunzione eccessiva di alcuni alimenti, potrebbe starnutire o tossire per uno stato infiammatorio indotto dal cibo e subire, a contatto con i pollini o gli acari, un effetto simile a quello della "goccia che fa traboccare il vaso". Una persona con una sensibilità al glutine non celiaca che continui a mangiare pane e pasta potrebbe starnutire o avere la congiuntivite per l'infiammazione prodotta dal glutine e non per il solo contatto con il polline. 

Quando la pancia sta bene, sta bene l'intero organismo.

Pertanto, dopo avere effettuato il test di valutazione delle citochine infiammatorie (Recaller o BioMarkers) e studiato il profilo alimentare della persona con sintomi allergici, è possibile definire una corretta impostazione dietetica che riduca l'infiammazione generale dell'organismo ed eviti di superare la propria soglia di reattività. 

In un certo senso si può "svuotare il vaso" ed evitare che i pollini o gli acari lo facciano "traboccare" provocando la classica sintomatologia.

Nella nostra esperienza, in molti casi anche la semplice impostazione nutrizionale arriva a ridurre la sintomatologia allergica al punto da non richiedere il supporto di nessun farmaco o rimedio sintomatico e quando non si arriva alla completa soluzione, la necessità di farmaci sintomatici può ridursi in modo notevole.  

Cosa fare

L'approccio classico prevede, oltre agli antistaminici che limitano l'istamina (il mediatore che sta alla base dei processi allergici), anche l'impiego di iposensibilizzanti per i vari allergeni, sia iniettivi che in formulazione sublinguale, che hanno lo scopo di desensibilizzare il paziente o quantomeno di ridurne la sensibilizzazione, ricordando che l'uso occasionale (o per pochi giorni) di un antistaminico classico aiuta a ridurre i sintomi con effetti immediati e non dannosi.

È comunque preferibile il ricorso alla integrazione tra differenti modalità terapeutiche, che è sempre visto come una benefica scelta che tiene da conto tutti gli aspetti della persona; lo studio dell'infiammazione alimentare è alla base di questo principio di integrazione tra le differenti scelte terapeutiche.

L'evoluzione recente della ricerca scientifica ha infatti riconosciuto la stretta relazione tra i sintomi allergici e l'aumento dell'infiammazione e della permeabilità a livello intestinale, fattori che portano a sviluppare citochine che accentuano o addirittura inducono la sintomatologia allergica.

È possibile quindi che una reattività al glutine non celiaca o una reazione alle proteine del latte contribuiscano in modo rilevante alla comparsa del disturbo allergico. Effettuare una valutazione dell'infiammazione da cibo è indispensabile soprattutto in quei casi in cui ci sia discordanza tra positività ai test allegologici e stagione di comparsa del disturbo o peggio quando i test sono "tutti positivi" o all'opposto "tutti negativi".

In questi casi va cercata un'altra possibile causa e quella alimentare infiammatoria è una delle più plausibili. 

Seguendo gli schemi nutrizionali proposti sulla base del livello di infiammazione e delle reattività individuali, si ristabiliscono delle adeguate abitudini alimentari per cui si può arrivare in modo rapido e semplice al recupero del benessere, affiancando sul piano nutrizionale qualunque terapia indicata sul piano clinico.

Altri suggerimenti

In caso di rinite allergica o di congiuntivite, e in molti casi di asma, quando si è identificato un polline la cui fioritura sia corrispondente al periodo in cui compaiono i sintomi, può essere molto utile anche un trattamento iposensibilizzante a bassa dose.

Oltre che valutare l'aspetto dietetico in accordo con il proprio profilo alimentare (come emerge da Recaller o BioMarkers), si deve tenere conto dell'azione infiammatoria dovuta all'eccessivo o ripetuto uso di zucchero, fruttosio e altre sostanze dolci a veloce assorbimento che facilitano la glicazione e sono responsabili di un notevole numero di sintomi allergici. 

La sintomatologia allergica può essere aiutata in alcune occasioni dall'uso di antistaminici e ancor prima dall'uso di alcune sostanze come l'olio di Perilla e l'olio di Ribes che aiutano in molti casi a ridurre il disagio stagionale.

Gli ultimi anni hanno visto crescere anche la funzione antiallergica della somministrazione di probiotici (in particolare L. rhamnosus e L. paracasei) che si affiancano agli altri strumenti terapeutici integrandoli efficacemente. 

Per anni si è pensato che l'intestino svolgesse esclusivamente funzioni di assorbimento, mentre oggi è chiaro il suo ruolo essenziale nella vita del sistema immunitario umano: come dire che “quando la pancia sta bene, sta bene l'intero organismo”.