Con il termine unicismo si intende un modo di interpretare l'omeopatia che prevede sempre la somministrazione di un solo rimedio per volta, quello che in base alla legge dei simili copre l'insieme, o comunque la maggioranza, dei sintomi presenti; l'obiettivo è di arrivare al “simillimum”, cioè a quel rimedio che sia in grado sempre e comunque di curare qualunque sintomo di quel paziente.
Non viene mai somministrato niente altro, né di sintomatico né di disintossicante, perché potrebbe mascherare o confondere il quadro; l'analisi attenta e paziente delle reazioni al rimedio prescritto e degli eventuali aggravamenti, permette di identificare i tempi per la ripetizione della somministrazione dello stesso rimedio, magari a diluizione diversa, o consigliano di cambiare il rimedio.
È l'interpretazione più integralista e ristretta delle teorie di Hahnemann, che presenta spesso tempi molto lunghi per raggiungere la guarigione e di grande difficoltà per il medico nella scelta dei rimedi, soprattutto nelle prime visite quando non si conosce a fondo il paziente; inoltre, spesso non tiene conto dei ritmi e delle necessità della vita moderna e, nel rifiuto assoluto dell'intervento sui sintomi o sull'identificazione delle cause, dà un'interpretazione sicuramente restrittiva dei pensiero di Hahnemann stesso. Egli infatti affermava che se un paziente presenta una scheggia nell'occhio, dapprima toglierai la scheggia e poi somministrerai il rimedio per curare l'occhio ferito.
È una tecnica di terapia omeopatica che si è sviluppata soprattutto in Germania e prevede la prescrizione di associazioni di più rimedi omeopatia, in genere in bassa diluizione, che, possedendo un sinergismo d'azione, sono in grado di Intervenire sia sui sintomi sia sugli organi malati.
È forse la concezione dell'omeopatia più vicina a quella della medicina tradizionale, basandosi appunto su un intervento sintomatico corredato però da un'azione ‘disintossicante’ sugli organi e apparati che potrebbero essere la causa della malattia.
Questa tecnica è sicuramente molto utile nelle fasi iniziali di una malattia, nelle forme acute, nei casi di automedicazione e nei consigli telefonici, ma solo raramente è in grado da sola di risolvere malattie croniche.
È forse la forma più diffusa di omeopatia e ha trovato la sua più ampia applicazione in Francia: prevede sempre la ricerca dei rimedio “di persona o di terreno”, cioè una sorta di “simillimum” adatto in quel particolare momento e situazione clinica, ma spesso associando nella stessa prescrizione alcuni sintomatici, in genere prescritti a bassa diluizione centesimale, che possano più facilmente e rapidamente risolvere i problemi del paziente.
Si tratta quindi di un intervento che, pur nel rispetto delle caratteristiche della persona, non rifiuta ma anzi ricerca anche la diagnosi di malattie per poter intervenire sia sul riequilibrio della persona sia contro la malattia stessa.
Molto spesso i medici che seguono tale tecnica associano anche altri farmaci e rimedi naturali, quali fitoterapici, oligoelementi e altri, e, spesso sono in grado di integrare le tecniche terapeutiche naturali con le terapie convenzionali realizzando quella connessione tra i possibili modi di curare che appare la risposta più efficace alle esigenze moderne della medicina.
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