Walt Disney cancella la pubblicità di junk food

7 Giugno 2012
Walt Disney cancella la pubblicità di junk food

“Non risolveremo mai la crisi dell’obesità dei nostri bambini finché le compagnie non cambieranno il modo di propor loro il cibo”.

È stato questo uno dei passaggi più forti dell’intervento con cui Michelle Obama ha annunciato lo stop da parte di Walt Disney Company agli spot pubblicitari di cibo spazzatura durante i programmi per bambini.

Non è casuale sia stata la first lady ad apparire alla rete Abc (di proprietà Disney) per dare la notizia e il proprio appoggio all’iniziativa. Michelle Obama è infatti in prima linea nella battaglia per affermare una cultura del cibo radicalmente diversa da quella diffusa negli Stati Uniti.

ChooseMyPlate.gov è l’iniziativa del governo, di cui è promotrice la moglie del Presidente, che smonta la piramide alimentare in cui trionfavano i carboidrati per abbracciare un sistema alimentare con un’equilibrata partizione tra proteine, carboidrati, frutta e verdura.

[leggiAnche]

Mrs. Obama non ha lesinato sui toni – “Disney ha fatto ciò in cui nessuna major è riuscita prima, negli USA” -; ma al di là dell’inevitabile retorica, la first lady ha sottolineato due punti centrali.

Uno, è la necessità da parte delle aziende chiedersi, nel momento in cui si produce uno spot, se il contenuto sia giusto per “i nostri bambini”, e come sia altrettanto necessario non darsi risposte sbagliate. L’altro è proprio la conseguenza di quella risposta; ha aggiunto infatti la first lady: “Spesso il lavoro dei genitori consapevoli è vanificato dalla pubblicità”.

“Non ci avremmo creduto, due anni fa”, ha poi detto, evidenziando una volta di più l’importanza dell’iniziativa di un marchio globale qual è Disney. Ciò non deve tuttavia far pensare che a questo risultato si sia giunti da un giorno all’altro.

Gli allarmi su quanto la pubblicità possa influenzare la percezione dei bambini, orientandone le scelte in modo radicale, risalgono già a qualche anno fa.

Era il 2007, per esempio, quando Eurosalus ha raccontato di una ricerca di studiosi della Stanford University (California) su come un marchio forte (McDonald’s, nella fattispecie) attirasse a sé la preferenza di bambini chiamati a decidere se prendere il cibo da un pacco anonimo o da uno con il logo del fast food. Ed era di pochi mesi prima la notizia dell’iniziativa di insegnanti e consumatori – in Inghilterra, questa volta – che chiedevano di restringere le norme dettate per la pubblicità di alimenti (soprattutto hamburger e merendine) destinata ai ragazzi.

La decisione della Disney appare dunque come uno dei più forti tra i tentativi in atto per risolvere il problema dell’obesità (un bambino su tre negli USA è almeno in sovrappeso), tra i quali va ricordato anche l’intenzione – annunciata, ma al momento ancora non praticata – da parte del sindaco di New York Michael Bloomberg di vietare le bibite extralarge (veri e propri secchielli da quasi un litro) nei ristoranti, nei teatri e nei cinema della città.

E l’Italia? Di iniziative come queste non c’è traccia. Ma seppure in misura inferiore agli Stati Uniti, il nostro paese non è estraneo al problema.

Gli ultimi dati disponibili (progetto “Okkio alla salute” 2010) dicono che il 22,9% dei ragazzi tra gli 8 e i 9 anni è in sovrappeso, e l’11,1% è obeso. Cifre che chiedono un atto importante e coraggioso, come quello di cui è stata capace la Walt Disney Company.