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Vaccino anti HPV: prevenzione o terrorismo sessuale? PDF Stampa E-mail
di Roberto Cavagna   
 
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Tra pochi giorni inizierà quello che molti già chiamano “il sacrificio delle vergini”. La proposta di vaccinare tutte le bambine o ragazze di 12 anni contro l'Herpes Papilloma Virus (HPV) si presenta con una doppia faccia, aprendo gravi conflitti scientifici, di cui a fare le spese saranno solo giovani ragazze, alcune neanche uscite dalla fanciullezza. Lo si potrebbe considerare come un sacrificio di duemila o tremila anni fa, ma il Dio cui verranno immolate sarà solo il Dio denaro.

La molla per tutto questo è sempre la stessa: la paura. Paura di ammalarsi, di morire, abilmente sfruttata dai venditori di salute e di certezze, che prima creano il panico e poi propongono la panacea, generalmente costosa.

Vuoi sapere di cosa morirai? Ti faccio il test al DNA. Vuoi proteggere tua figlia dal tumore all’utero? Ecco il vaccino. Poveri figli! Non vorrei essere nei loro panni.

Su questo vaccino ci sono delle severe perplessità, ed Eurosalus ne ha già affrontate diverse. I cardini della controversia sono poi molto ben definibili

Il vaccino serve a proteggere da soli 4 ceppi di virus tra gli oltre 100 che possono essere attivi nel generare la malattia.

Grazie alla esperienza già fatta con il vaccino antimeningite, quando le vaccinazioni sono fatte su pochi ceppi tra i tanti responsabili, nel giro di 3-4 anni già si assiste alla proliferazione degli altri ceppi su cui la protezione non esiste, rendendo spesso inutile il vaccino stesso.

La malattia indotta dall'HPV è grave nel terzo mondo, dove nessuno si può permettere la spesa di 400,00 Euro a trattamento, ma è del tutto controllata in Europa dove con una semplice visita ginecologica si può affrontare il problema, e infatti in Europa questa forma di tumore correlata all'HPV non rappresenta un rischio grave. La semplice prevenzione attuata con PAP test e con visite impedisce a questa situazione di degenerare.

Inoltre, poichè il vaccino non protegge completamente, qualsiasi donna anche vaccinata dovrà comunque continuare a fare lo stesso la prevenzione come era previsto prima. 

Per completezza di informazione, riportiamo la fonte ufficiale (VAERS, cioè il registro internazionale per gli eventi avversi alle vaccinazioni) che segnala ben 3 casi mortali succesivi alla vaccinazione (una trombosi coronarica, cioè un infarto, in una ragazza di 19 anni, una trombosi in una ragazza morta il giorno successivo alla vaccinazione, una miocardite mortale in una bambina di 12 anni vaccinata contemporaneamente per epatite A e per Varicella).

Oltre a questi casi, sicuramente drammatici, che spesso vengono fatti ricadere nella casualità dalle fonti ufficiali, ci sono comunque la bellezza di 1631 effetti avversi seri (sugli oltre 4200 rilevati) solo per le vaccinazioni fatte negli USA.

Ma il problema più severo sembra essere quello di una possibile azione indiretta di terrorismo sessuale. Come vivranno le bambine la comunicazione su questo vaccino?

Penseranno ad una possibile azione che promuova la loro sicurezza e la loro libertà sessuale futura? (ma dovranno comunque andare sempre dal ginecologo a fare prevenzione, perchè il vaccino, quando funziona, non copre del tutto), oppure assoceranno la sessualità a qualcosa di sempre rischioso e pericoloso?

Mi piacerebbe certo che il Comitato di Bioetica, che si è espresso nel 2005 sul fatto che ai bambini non doveva essere somministrato alcun rimedio omeopatico, essendo i bambini minori e non in grado di esprimere un consenso informato, intervenisse in merito, ma non ci conto troppo.

Se a dodici anni mi avessero imposto di fare un vaccino che mi avrebbe “forse” protetto durante i rapporti sessuali dal “forse” contrarre un virus che dopo decine di anni avrebbe “forse” potuto trasformarsi in un tumore maligno, non solo avrei guardato negli occhi l’inerlocutore per valutare il suo grado di pazzia, ma avrei iniziato a considerare la sessualità una malattia contagiosa e pericolosa prima ancora di provarla.

Eppure tra meno di tre settimane inizierà questa campagna di vaccinazione per bambine 12enni di cui non conosciamo le esperienze (o le non esperienze) sessuali e si instillerà nel loro cervello un tarlo che "forse" col tempo  le terrorizzerà ogni volta che penseranno ad un rapporto amoroso.

Abbiamo detto che il vaccino che riceveranno, ha dato oltre 1630 casi di reazioni avverse gravi, tre morti e numerosi effetti collaterali “leggeri”, e non sarà comunque infallibile, proteggendo parzialmente (e non si sa ancora per quanto tempo, chi dice 5 chi 10 anni) da solo 4 dei 100 tipi di virus HPV correlati.

Nel 90% dei casi di contatto con questo virus non succede assolutamente nulla. In un 10% dei casi si producono lesioni benigne e superficiali, che solo in alcune donne e solo dopo decine di anni, potrebbero originare una displasia della cervice. Nel 70% dei casi questi virus sono solo la causa di condilomi (verruche genitali o creste di gallo). 

Inoltre non tutte le displasie del collo dell’utero sono causate dal virus, e le informazioni al pubblico questo non lo dicono. Non sono un matematico, ma so fare i calcoli e mi sembra che alla fine della fiera la protezione vantata e non dimostrata (il vaccino è preventivo e non terapeutico) non sia superiore al 7% o giù di lì. Vale un sacrificio? Pensiamoci.

C'è il rischio che tra un po' di anni le nostre giovani donne arrivino a pensare la vita come una malattia, trasmessa sessualmente e ad evoluzione sempre fatale (in fondo moriamo tutti).

Dottor Roberto Cavagna
Specialista in Dermatologia, Omeopata, Dermatologo di riferimento per SMA srl Milano
Redazione Eurosalus


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