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Quando il mal di testa dipende da un panino! |
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Anche la "Scienza" si accorge della infiammazione legata al cibo. Per anni si è detto che l'unico rapporto tra cibo e mal di testa dipendeva dall'effetto scatenante provocato da cibi come cioccolato, vino o formaggio; solo pochi ricercatori parlavano della connessione tra l'infiammazione provocata dalle intolleranze alimentari e il mal di testa. Oggi invece si sa con certezza che può esistere una infiammazione dei tessuti nervosi causata dal cibo quotidiano. Cefalea od emicrania, e comunque il mal di testa, possono essere quindi provocati dalla assunzione ripetuta di alcuni tipi di cibo verso cui esista una ipersensibilità o una allergia.
La notizia è stata pubblicata sulla rivista Neurology del 13 febbraio scorso (Neurology 2001 Feb 13;56(3):385-388); un gruppo di persone celiache (cioè con ipersensibilità nei confronti del glutine, proteina presente nella farina di frumento e in altri cereali) soffrivano anche di mal di testa. Si è potuto verificare che il loro mal di testa era legato ad una condizione di infiammazione lieve dei tessuti nervosi (verificata con Risonanza Magnetica) e dipendeva strettamente dalla introduzione di sostanze alimentari contenenti glutine. In nove su dieci persone controllate si è potuto verificare che il mal di testa scompariva completamente mantenendo una dieta priva di glutine, e ricompariva reintroducendolo nell'alimentazione. La decima persona, non valutabile, si è semplicemente rifiutata di mettersi a dieta!. Si tratta di una notizia che riapre una serie di considerazioni sulle cause e sulla posibilità di affrontare in modo non solo farmacologico il mal di testa.
- Il mal di testa può dipendere da un fenomeno infiammatorio persistente, anche se lieve.
- Questa infiammazione può dipendere da una ipersensibilità verso uno o più alimenti.
- Una dieta corretta può ristabilire l'equilibrio e favorire la guarigione senza usare farmaci
Sono tre considerazioni e possibilità che aprono per milioni di persone delle prospettive nuove, grazie alle quali si può valorizzare la personale capacità di risposta, e non solo la utilizzazione di sostanze farmacologiche.
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