Dallo scorso mese di luglio, anche in Italia è obbligatorio segnalare in etichetta, sui cibi confezionati, i 12 maggiori responsabili di allergie e intolleranze alimentari. Certamente un segno dei tempi: ancora sottovalutato da una parte del mondo medico, il problema delle ipersensibilità ad alimenti è in continua crescita in tutto il mondo occidentale.
Ma a cosa è dovuto questo fenomeno? Cosa significa soffrire di intolleranza e quali sono le nuove tendenze terapeutiche? Ne parliamo con il dottor Alberto Bollo, del centro DRIA di Genova.
Come mai si è dedicato alla cura delle intolleranze alimentari?
In realtà sono stato costretto a dedicarmici vedendo che questo tipo di disturbo oltre ad essere gi? molto diffuso è in continuo aumento. Allora, se circa un terzo dei miei pazienti ne soffre (si calcola una percentuale del 30 - 40 % nel mondo industrializzato) e mi chiede di guarire, si tratta di un fenomeno tutt'altro che trascurabile.
Perché la situazione è esplosa fino a questo punto sul piano quantitativo?
La statistica che ho citato prima si confronta con un dato di incidenza del 10% su tutta la popolazione mondiale e questo ci obbliga ad andare a esaminare le differenze nello stile di vita tra i diversi ambienti. L'industria alimentare e sanitaria ha imposto nei paesi più industrializzati certi cambiamenti ai quali sarà giocoforza adattarsi da parte dei nostri organismi, indipendentemente dalla situazione personale di ciascuno.
Qualche esempio?
L'allattamento artificiale precoce, per esempio, è alla base dell'ipersensibilità al latte, la più diffusa in Occidente; la pratica delle vaccinazioni di massa ha prodotto un rapporto inverso tra malattie infettive e sindromi allergiche cioè il vantaggio da una parte comporta un rischio parallelo dall'altra, le moderne tecniche di allevamento del bestiame, la coltivazione dei vegetali che si riduce alle poche varietà "ottimali" con ampio impiego della fertilizzazione mirata, dei trattamenti chimici, per non parlare degli organismi geneticamente modificati (OGM) che offrono combinazioni antigeniche a cui i sistemi immunitari si dovranno adattare; la globalizzazione produttiva per la grande distribuzione riduce sempre più la varietà degli alimenti, mangiamo sempre più spesso un numero sempre più ristretto di alimenti e questo ? uno dei presupposti per l'instaurazione delle ipersensibilità, infine, e l'ho messo per ultimo, l'inquinamento ambientale che aumenta con nuove molecole la sensibilizzazione generale dell'organismo e attraverso la produzione di radicali liberi crea uno stato infiammatorio latente.
Quale metodo utilizza per l'individuazione dell'intolleranza?
Conosco tutti i metodi che si usano tradizionalmente e ho scelto un metodo che fosse valido soprattutto per le intolleranze, ma anche per le allergie. Io stesso devo confessare che sono stato intollerante a diversi alimenti molti anni fa, e ora so anche perché lo sono diventato. Avevo usato tutti i rimedi che conoscevo, e non mi riferisco solo ai soliti farmaci, finché non mi hanno sottoposto al test DRIA e ovviamente è quello che ho voluto poi utilizzare per i miei pazienti. Certamente ce ne sono altri, lo so, alcuni sono anche più facili da eseguire o più rapidi, ma sono meno attendibili o troppo soggettivi. Il test DRIA unisce due requisiti: la risposta organica soggettiva, importantissima perché c'è la partecipazione del paziente, e una misurazione scientificamente oggettiva, cioè confrontabile e ripetibile. Ho sempre creduto, nella mia pratica medica, al valore di questa funzione del malato come "laboratorio di se stesso" perché è indiscutibilmente la più sicura ed efficace. Dall'altro lato per essere scientificamente valido un test deve dare dei valori misurabili e deve essere ripetibile e confrontabile cioé dare sempre gli stessi risultati se le condizioni sono le stesse. E questo avviene col test DRIA: i grafici delle variazioni di forza sono stampabili e confrontabili.
In che cosa consiste?
E' una prova di scatenamento come si usa nell'allergologia: al soggetto vengono somministrate dosi degli alimenti assunti abitualmente e con un dinamometro si misura l' eventuale variazione del tono muscolare che in presenza di intolleranza si verifica sempre e involontariamente. Poi la possibilità di ripetere facilmente e velocemente le prove dà la garanzia della massima attendibilità. Ci sono sicuramente nella mucosa della bocca come in tutto il tubo digerente delle strutture capaci di riconoscere le sostanze con cui vengono a contatto e immediatamente di interagire con il sistema immunitario, e così anche il sistema nervoso e quello immunitario sono strettamente connessi. Per ridurre a una frase: io pongo una domanda al sistema immunitario attraverso la mucosa della bocca e lui mi risponde attraverso un muscolo distante, ma in mezzo tra le due strutture anatomiche c'è la memoria.
Naturalmente senza graffi e senza punture; non si interferisce con altre cure, è abbastanza veloce, adatto a tutte le persone che sono minimamente in grado di concentrarsi un po' e di collaborare. Poi bisogna osservare una dieta per qualche mese, ovviamente, e in alcuni casi prendere piccole dosi opportunamente diluite dell'alimento non tollerato, questo è peculiare del metodo ed è quello che assicura la guarigione, tutti quelli che lo hanno fatto con costanza e precisione sono guariti.
Ho sentito dire che è molto usato dagli sportivi…
E' vero, abbiamo anche casi di sportivi che hanno usato il DRIA per aumentare il loro rendimento muscolare, una specie di doping al contrario: invece di prendere prodotti per aumentare il rendimento sceglievano di eliminare i cibi che lo avrebbero diminuito. Così anche una persona che sta "bene" potrebbe avere un'intolleranza a cui è abituata e passa inosservata; eliminandola potrebbe stare meglio o vedere scomparire disturbi che attribuiva ad altre cause.
Cristina Cassani
(Articolo pubblicato sulla rivista 'Genova VIP', rubrica 'L'Altra Medicina'.)
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Non più una somma di sintomi diversi, ma una sindrome complessa in cui sono coinvolti il sistema immunitario, il sistema nervoso, il metabolismo, il sistema endocrino e l'alimentazione, con un ruolo finora inaspettato ma di grande importanza...