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Latte alla spina? Il ritorno del latte crudo PDF Stampa E-mail
di Clara Borasio   

Anche in Italia, dopo il trend iniziato oltreoceano e diffusosi in molti Paesi europei, è possibile recarsi presso i produttori che si sono attrezzati e riempire la propria bottiglia con latte fresco di giornata, "spillandolo" direttamente da un distributore automatico a moneta. La vendita di latte crudo è permessa per legge esclusivamente tra produttore e consumatore, preventivamente accertati i requisiti igienico-sanitari dell'allevamento di provenienza.

I consumatori italiani hanno accolto con un certo interesse questa tendenza, non circoscritta solo ai cultori del "biologicamente corretto" o delle sane e genuine abitudini alimentari come dimostra la sempre più ampia diffusione dei distributori di latte crudo sul territorio nazionale (reperibili sul sito www.milkmaps.com). Oltre alle sue innegabili maggiori qualità organolettiche rispetto al prodotto pastorizzato, il latte crudo acquistato direttamente dal produttore ha il vantaggio non secondario di costare almeno un 30% in meno del latte commercializzato e -  nel suo piccolo - contribuisce anche a combattere l'inquinamento ambientale: niente packaging, nessun trasporto su ruota, zero processi industriali di pastorizzazione e ultra-pastorizzazione (UHT).

Per ora nella maggior parte delle regioni (a parte la Lombardia), la presenza dei distributori è permessa solo nelle aziende agricole: la Coldiretti ha auspicato una loro diffusione anche presso supermercati, negozi, scuole, mense come già avviene all'estero.

Ma il latte erogato dai dispenser è davvero così sano e sicuro? Un controllo sul campo effettuato da Altroconsumo presso i punti vendita diretti in Lombardia ha messo in evidenza alcuni rischi e ancora scarsa informazione. Temperature troppo elevate (non devono superare i 4 °C) e cariche batteriche alte compromettono la qualità del latte anche in assenza di germi patogeni. Il consumatore inoltre dovrebbe essere avvertito sulla maggiore deperibilità del prodotto crudo (dura al massimo 2 giorni, 4 o 5 giorni se bollito) e sulle norme igieniche da osservare per il suo consumo.

Una teoria ancora in discussione è quella che attribuisce al latte crudo una maggiore digeribilità (dovuta agli enzimi che il trattamento termico neutralizza), ciò che lo renderebbe di minore impatto anche per chi è intollerante al lattosio. Sicuramente, rispetto al latte che consumiamo normalmente, quello crudo è più ricco in vitamine e fermenti naturali, migliore dal punto di vista nutrizionale e anche amico dell'ambiente.

La diffusione attuale degli acquisti "alla spina", senza imballo, e nella quantità desiderata, è sicuramente di buon auspicio per la riduzione dell'inquinamento. Oltre al latte, molti cibi secchi (pasta, riso, cereali e  legumi) e i detersivi sono acquistabili in un numero crescente di spazi di vendita. In questo modo si riduce il prezzo (dal 20% al 70% in meno), si occupa meno spazio in dispensa e si riduce l'inquinamento da "spazzatura" inutile.

 
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