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Com'è possibile che un problema grave come l'allergia alle arachidi si risolva brillantemente con un'iposensibilizzazione alla soya? Lo testimonia un recentissimo studio, ed è difficile non pensare all'analogia omeopatica secondo la quale “il simile si cura col simile”.
Lo studio (Laurent Pons et al., J Allergy Clin Immunol 2004;114:915-21), pubblicato sul numero di ottobre del Journal of Allergy and Clinical Immunology, rivista ufficiale dell'American Academy of Allergy Asthma & Immunology, ha illustrato brillantemente come l'allergia alle arachidi possa risolversi mediante l'uso di un' iposensibilizzazione a bassa dose per la soya. Nel modello sperimentale utilizzato dallo studio (effettuato per ora su animali), si è potuta constatare infatti un'elevata similitudine nella reattività a questi due alimenti.
L'uso del concetto di ‘similitudine' in un trattamento allergologico rimanda inevitabilmente alla concezione omeopatica per la quale, come afferma Samuel Hahnemann “Nell'organismo vivente, un'affezione dinamica più debole è eliminata in modo duraturo da un'altra più forte se quest'ultima (di specie diversa) le assomiglia molto dal punto di vista della sua manifestazione ”. Se dunque si riesce a utilizzare una sostanza simile (ovvero che produca sintomi simili alla patologia presentata), nella giusta concentrazione e diluizione, come sa chiunque utilizzi l'omeopatia, la malattia guarisce .
Il problema dell'allergia alle arachidi è particolarmente sentito negli USA, ma l'ipersensibilità alle noccioline tocca molti di noi per la frequenza con cui i loro residui sono presenti nei cibi industriali più diffusi (e in particolare nei grassi vegetali). Le intolleranze alimentari, come è stato ormai documentato da illustri ricercatori (basti citare H. Sampson, al congresso mondiale di Allergologia di Vancouver, settembre 2003) dipendono dalla ripetizione dello stimolo per più giorni e determinano effetti di tipo immunologico. E rispondono bene, come è testimoniato da anni di pratica con il test DRIA, alla terapia iposensibilizzante e a una dieta di rotazione su tutti i grassi vegetali. Per altro, la crociatura antigenica tra arachidi e soya, grassi vegetali e nichel è già nota e discussa da almeno 20 anni da chi usa il test DRIA e segue le sue indicazioni.
La novità rappresentata dallo studio pubblicato sul Journal of Allergy and Clinical Immunology ci porta dunque a considerare con attenzione ancora maggiore le possibilità offerte dalle terapie iposensibilizzanti a bassa dose e dall'approccio omeopatico applicato all'allergologia. Che l'immunologia moderna stia scoprendo radici comuni con altre forme di terapia naturale? Forse si sta finalmente chiudendo un cerchio.
Francesca Speciani
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