| Voto utenti |
(0 voto) |
|
| Pagina vista |
905  |
|
|
|
Un nuovo vaccino, presentato con clamore, e approvato ufficialmente dalla FDA, proteggerà forse molte giovani fanciulle dal possibile contagio con il temuto HPV, l'Herpes Papilloma Virus, che, in diverse sue forme, è considerato il responsabile del 70% circa dei tumori della cervice uterina.
Il 29 Giugno di questo anno infatti la Food and Drug Administration ha approvato ufficialmente la somministrazione del vaccino, in tre dosi, a ragazze tra i 9 e i 26 anni.
Resta da definire se sarà una pratica obbligatoria o rimarrà a discrezione del medico curante e dunque, in ultima analisi, alla coscienza delle singole famiglie.
La comunità scientifica è in giubilo.
Noi invece rimaniamo ancora una volta alla porta, ad osservare i possibili sviluppi di questa nuova ondata di vaccinazioni, ponendoci diversi interrogativi.
In primis bisogna chiedersi: è davvero necessario ricorrere alla somministrazione di questo vaccino?
Certamente il virus HPV ha una vasta diffusione, si ritiene che il 50% circa della popolazione americana ne sia portatrice, ed effettivamente alcuni tipi di questo virus sono direttamente collegabili allo sviluppo di tumori della cervice uterina.
Doveroso sottolineare d'altra parte che la mortalità rispetto a questa patologia è significativamente relegata ai paesi non occidentali che non hanno ancora sviluppato doverosamente una cultura sanitaria capace di prevenire il contagio dalle malattie sessualmente trasmissibili (l'utilizzo del condom per non andar troppo lontano) e mancano di adeguate possibilità terapeutiche (chirurgiche e farmacologiche), spesso sufficienti a stoppare il virus e le sue degenerazioni.
Il vaccino allora potrebbe davvero essere una mano santa.
Certamente, non fosse che il suo costo risulta del tutto insostenibile per le famiglie dei paesi meno sviluppati, $ 360 per ciclo completo, equivalente circa al mantenimento per due mesi di un bambino e in alcune regioni del mondo al mantenimento di un bambino per un anno!
Si affaccia quindi un nuovo paradosso sanitario: il vaccino sarà distribuito presso il mondo occidentale che realmente non necessita di questa prassi terapeutica.
Una vaccinazione quindi, in parte forse non così utile, e che per di più non assicura di essere esente da effetti collaterali, come del resto tanti dei suoi fratelli di genere hanno dimostrato.
Un intervento terapeutico, un farmaco, seguendo le linee guida dettate dall'Oms, per essere accreditato deve rispondere a criteri di efficacia, sicurezza ed efficienza relativamente ai costi.
E il Gardasil? Lo abbiamo detto: non è efficace rispetto al costo e non ne conosciamo gli effetti collaterali.
Però la grande macchina è ormai in moto e si procederà all'introduzione di questa prassi preventiva a livello di medicina di base.
Ci sorge così il dubbio, ancora una volta, di essere di fronte alla necessità commerciale di rimpinguare le casse delle ditte farmaceutiche che hanno investito nella ricerca.
Un crudele meccanismo economico che fa della salute di noi tutti un palcoscenico dove mostrare baldanzosi i propri successi e dove invece nascondere magagne, rischi, medicalizzazioni inutili: la salute ha un prezzo stabilito che non vuole essere pagato da chi fa ricerca.
Il bene del singolo sacrificato per la collettività?
Crediamo più verosimilmente che la logica celata dietro a questa ed altre simili imprese commerciali, spacciate per altruistici interventi di sanità pubblica, sia un'altra: drammaticamente il bene della collettività talvolta messo a rischio un po' troppo allegramente per l'interesse di pochi ma potenti giganti economici.
Elisabetta Bühne
Redazione Eurosalus
|