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SARS: dall'OMS il primo allarme mondiale da 10 anni; nessun farmaco ma tante possibili difese PDF Stampa E-mail
Redazione Eurosalus   
 
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Ancora incertezze sul virus che provoca questa nuova sindrome detta SARS (sindrome respiratoria acuta o polmonite atipica): dapprima gli scienziati hanno ritenuto si trattasse di un paramixovirus simile a quello di certe sindromi influenzali e del morbillo, poi di un coronavirus, la cui presenza, però, secondo alcuni studiosi, sarebbe verificata solo in un 50% dei malati esaminati. Resta il fatto che al momento non risponde né ad antibiotici né ad antivirali. La scienza ufficiale non sa ancora come controllare questa preoccupante e importante epidemia che sembra nata in Oriente (Hong Kong, Saigon, Cina, Singapore, ma già presente anche in Canada e Australia) e che si presenta come una forma influenzale molto grave. Ma già parla di mettere a punto un vaccino...

Parte con un improvviso ed elevato rialzo di temperatura oltre i 38° (4.5 giorni dopo il contagio) accompagnato da sintomi similinfluenzali, e soprattutto gravi problemi respiratori, fiato corto e tosse molto secca. Antibiotici ed antivirali non servono a nulla. Sono facili le ricadute, e può essere necessaria una terapia di sostegno rianimativa respiratoria. Nonostante i sospetti è chiarito che non dipende da fatti terroristici, come sembrerebbe certo che non c’entri con l’influenza dei polli. In coloro che ne sono guariti (per fortuna la maggior parte dei contagiati), la ripresa è sicuramente difficile. Il contagio avviene come per le comuni malattie infettive invernali attraverso le goccioline di saliva emesse dalle persone affette.
A una prima lettura di questi eventi non sembrano esistere strumenti esterni di difesa e potrebbe sembrare di essere in balia dell’infezione. Non è vero: nello stesso modo in cui ormai sappiamo che l’influenza o la mononucleosi colpiscono soprattutto persone che vivono e mangiano in modo da poterne essere colpiti, dobbiamo difenderci con le potenti armi che abbiamo a disposizione sul piano preventivo. Nello stesso modo in cui ci difendiamo da Ebola (vedi link) semplicemente con un buon livello di selenio nell’organismo e con un sistema immunitario in ordine.

Come difenderci

Ben vengano gli studi e le precisazioni: forse presto sapremo anche quali sono le indicazioni ufficiali per combattere il virus, ma fino al momento in cui non conosceremo di più, già le armi a disposizione sono in realtà armi molto affilate!
L’equilibrio immunologico dell’organismo parte dalla nutrizione, dall’apporto di minerali adeguati (in questo caso, per attivare una protezione antivirale idonea una miscela di oxiprolinati a base di Manganese 25 ml, Zinco 60 ml, Rame 60 ml, Magnesio 25 ml, Selenio 20 ml, Oro 10 ml, Argento 10 ml, Pidione C 50 ml, Pidobase 40 ml; almeno 3 cucchiai al giorno, 2 ai bambini) e dal controllo di particolari caratteristiche tipiche della singola sindrome.

Nel corso di questa sindrome infettiva ad esempio si sa che esiste un discreto calo di globuli bianchi e di piastrine, ed esiste una maggiore facilità alla coagulazione del sangue in modo anomalo. Così può essere utile (o necessario, a seconda dei punti di vista) integrare l’alimentazione con un buon dosaggio di grassi Omega 3 (ad esempio EFA 3 della OTI, al dosaggio di 2-3 capsule al giorno), e un’intergrazione con Melaleuca e con sostanze ricche di acido acetilsalicilico naturale (molti frutti e verdure e parecchi altri alimenti, per esempio uva passa, miele, ribes, lamponi, datteri secchi, mandorle, albicocche, arance, ananas, indivia, uva, fragole…).
Non si tratta di palliativi, ma degli strumenti che consentono ai primi “sani veri” che incontrano la malattia, di difendersene in modo adeguato. Per ora la malattia colpisce in modo epidemico ma strano, come se colpisse i “deboli” all’interno di una popolazione. Rafforzarsi è un diritto e una possibile sicurezza.

Considerazioni critiche

Nei prossimi giorni daremo informazioni sull’aiuto della ripresa, ma vorremmo spendere 2 parole critiche sul tipo di allarme che si è generato.
Lo spavento nasce dal fatto che la causa “microscopica” dell’infezione non appare nota, le autorità scientifiche hanno difficoltà a riconoscere l’agente patogeno. Un mondo medico abituato a “sparare sul colpevole” anziché aiutare la risposta immunologica delle persone, non può che essere spaventato e proporre paure e angosce che contribuiranno a ridurre l’efficacia dello stesso sistema immunitario.
Nel corso dei prossimi anni, grazie all’inquinamento, agli OGM e allo stesso uso indiscriminato di antibiotici, o alla carenza di minerali (si sta scoprendo ad esempio che una carenza di Rame sembra essere concausa della crescita dei prioni di Mucca pazza), ci dovremo confrontare con nuovi virus, nuovi batteri, vecchi miceti e muffe e agenti nuovi sconosciuti. Non è sparando cannonate sull’elemento responsabile che troveremo una soluzione. Un’ecologia dell’ambiente interno dell’organismo ci consentirà di difenderci, e sarà un’ecologia dell’ambiente esterno a consentirci di prevenire questi drammi.

dottor Attilio Speciani, immunologo

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