Costo dei farmaci: quando gli angeli associati diventano diavoli
Redazione Eurosalus
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E’ ovvio che i farmaci abbiano un costo, e che le spese della ricerca vadano distribuite sulla vendita dei prodotti. In molti casi però le industrie del farmaco si associano in forma più o meno palese creando talvolta una specie di “cartello” con decisioni uniformi ed omogenee che potrebbe impedire di fatto la concorrenza e una politica di mercato sui prezzi.
Proprio in questi giorni negli Stati Uniti due grandi gruppi farmaceutici sono stati di nuovo chiamati in giudizio da numerose associazioni di consumatori, per il sospetto di avere livellato verso l’alto i prezzi di farmaci indispensabili al trattamento del tumore della mammella, e per avere impedito la commercializzazione di un farmaco generico a basso costo in concorrenza con il loro prodotto farmaceutico.
In Italia abbiamo di recente vissuto l’esperienza di un probabile “cartello” tra Banche per i mutui, tra Assicurazioni per le polizze auto e tra Aziende telefoniche sui costi delle telefonate.
Mentre si è più portati a accettare che nel commercio questa cosa possa esistere, suscita sconcerto che i farmaci salvavita possano essere trattati con lo stesso metro di valutazione.
Nessuno critica il costo del farmaco, che ovviamente non può essere gratuito, mentre è forte la preoccupazione che da questo tipo di coalizione nasca un ostacolo posto a forme di trattamento diverso o alla realizzazione di farmaci che abbiano un costo minore. Tra molti è nato infatti il sospetto che le più grandi case farmaceutiche stiano muovendo dei passi in questa direzione in numerosi campi di applicazione. Su queste pagine abbiamo discusso di questo atteggiamento a proposito della terapia dell’AIDS (leggi la news), e della terapia antiallergica (leggi l'articolo relativo).
Si tratterebbe di un pericolo grave, perché l’effetto di un ipotetico “cartello” non è solo quello di aumentare la spesa sanitaria; si corre il rischio che la ricerca di forme alternative venga bloccata e impedita fin dalla sua origine, oppure che avendo a disposizione dei farmaci validi, si cerchi, come avviene per l’osteoporosi, di modificare la percezione di malattia. Si può ad esempio aumentare a dismisura il numero dei malati che utilizzeranno i farmaci, semplicemente evitando di aggiornare gli standard di refertazione (clicca per le considerazioni sulla osteoporosi).
Si tratta di fenomeni sociali di portata molto vasta che potrebbero condizionare la salute dei nostri prossimi anni. Ed è per questo motivo che teniamo i riflettori accesi su questi temi.
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