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Se sei grasso, ti tirano le pietre... PDF Stampa E-mail
di Attilio Speciani   
 
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Si tratta indubbiamente di un mondo crudele. Leggendo tra le righe delle notizie più recenti sul tema diabete e obesità si ha purtroppo la sensazione che il problema degli obesi si stia lentamente trasformando.

La dimensione del fenomeno sta diventando talmente vasta, e i costi legati alle patologie correlate a questa condizione sta diventando talmente alto, che si iniziano a percepire sentori di “abbandono” dei malati al proprio destino.

Si hanno notizie sempre più frequenti di persone che non sono state assistite a causa della somma di problemi medici che l'obesità e il diabete (spesso associati) determinano, e dei costi necessari per il trattamento.

Alcuni ricercatori ipotizzano ad esempio che negli USA entro il 2030 il 50% degli americani sia obeso, ma già oggi un recentissimo articolo della Associated Press segnala che il Mississipi, uno degli stati americani del Sud, ha superato la quota del 30% di obesi tra la popolazione, e due altri Stati del Sud gli stanno a ruota.

Ancora più interessante è la strana posizione che traspare da un importante articolo di Gina Kolata, nota giornalista della sezione salute del New York Times, che esprime una posizione decisamente fatalista.

Poichè infatti sembrerebbe impossibile chiedere alla gente di fare almeno 1 ora di attività fisica in un giorno, e le diete ipocaloriche non hanno a lungo termine nessun effetto sulla obesità (come bene chiarito in tutte le spiegazioni sulla dieta GIFT), la giornalista sembra dire che in fondo tutti siamo o saremo grassi e tali dobbiamo restare, accontentandoci di come siamo. Non condivisiamo, ovviamente, questa opinione, che apre purtroppo la strada a linee di pensiero pericolose.

Alcuni sostengono che in fondo gli americani mangiavano hamburger anche quando la loro popolazione era meno grassa, ma ci si dimentica del fatto che gli ultimi anni hanno visto una profonda crescita della utilizzazione di cibi a basso valore nutritivo, di grassi idrogenati trattati chimicamente e inseriti, si può proprio dire, in tutte le salse, e una grave perdita del contenuto di fibra negli alimenti, mentre vi è stato un forte incremento (sapientemente spinto da forti azioni di marketing) del consumo di zucchero, di sale e di carboidrati raffinati.  

Come abbiamo più volte spiegato in queste pagine il problema è proprio nello stimolo del metabolismo, nel cercare di tornare efficienti al 100% in tutti i distretti, dando il giusto valore al movimento fisico e ad una alimentazione che abbia caratteristiche di naturalità.

Ma il problema etico e sociale persiste. Sappiamo che ormai molte persone devono rinunciare alle terapie per gli elevati costi farmaceutici e medici, e che l'obesità è responsabile della inversione nella aspettativa di vita alla nascita che ha, contrariamente a tutte le aspettative antiche, iniziato da qualche anno a ridursi.

L'aumento delle malattie metaboliche sta portando all'aumento incondizionato della utilizzazione di farmaci, ma contemporaneamente l'aria che si respira è che presto si potrebbe arrivare a negare all'obeso il beneficio di alcuni farmaci insistendo sul fatto che alla fine il problema è genetico, personale o esistenziale.

Mentre i venditori di merendine e di bevande dolci o light continueranno a fare le loro pubblicità e a creare bambini grassi che crescano come adulti malati.

Occhio: anzichè rendersi conto della gravità della situazione e impostare cambi sociali radicali che obblighino la gente a camminare  muoversi e modificare le proprie abitudini, si marcia in senso opposto, favorendo il farmaco e il consumo di alimenti insensati.

Alla prossima qualcuno ci dirà che “l'obeso è un peso”, favorendo la nascita di un razzismo al contrario, di cui non si sente certo il bisogno.

Dott. Attilio Speciani, allergologo e immunologo clinico


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