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Il trattamento naturopatico dell'intestino PDF Stampa E-mail
di Luca Avoledo   
 
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A un cattivo funzionamento dell'intestino sono imputabili molti e diversi malesseri. Come interviene la naturopatia per ristabilire il benessere di quest'organo tanto importante?

Abbiamo già visto quanto sia stretto, secondo la visione naturopatica, il legame esistente tra perfette condizioni intestinali e salute generale dell'organismo. Esaminiamo ora come si procede a un completo riequilibrio dell’intestino, che, in naturopatia, assume il ruolo di un vero e proprio trattamento di terreno.

Per ripristinare l'equilibrio dell’intestino è necessaria una strategia su più fronti, che possiamo chiamare “2D+2R”: Disinfezione, Drenaggio, Reimpianto e Riparazione. Non dev'essere tuttavia dimenticato che la naturopatia è una disciplina con un approccio fortemente individualizzato e il trattamento di base di seguito descritto dovrà quindi essere adeguato alla costituzione del soggetto, all’entità dell’intossicazione intestinale e ad altre specificità.

1) Disinfezione (soppressione dei microrganismi dannosi).
A tal fine, è utile una miscela di oli essenziali scelti tra Thymus vulgaris var. a timolo, Thymus vulgaris var. a tujanolo, Origanum compactum, Satureja montana, Melaleuca alternifolia, Ravensara aromatica, opportunamente diluiti in estratto idroalcolico di propoli. Deve essere comunque prestata grande attenzione nell’utilizzo degli oli essenziali per via interna: per i gravissimi rischi connessi al sovradosaggio, sono da usare con la massima cautela e solo da parte di operatori esperti.
Come prevenzione economica e alla portata di tutti è ottimo l’aglio, forte microbicida.

2) Drenaggio (allontanamento dall’intestino delle tossine e dei microrganismi morti).
Per favorire la pulizia intestinale, vengono utilizzate sostanze appartenenti a tre gruppi diversi:
- gli agenti di massa, che assorbono acqua accrescendo il volume della massa fecale e velocizzandone il transito con azione puramente meccanica (appartengono a questo gruppo tutte le mucillagini: psillio, semi di lino, agar-agar, Malva sylvestris, Althaea officinalis, Plantago spp., il rimedio indiano Isabgol ecc);
- gli antrachinonici (Cascara sagrada, Aloe ferox, Rhamnus pursiana, Cassia angustifolia, Rheum officinalis ecc.), molto aggressivi, che agiscono irritando la mucosa intestinale e provocando una peristalsi non fisiologica (il loro uso prolungato provoca assuefazione e personalmente in genere li sconsiglio);
- infine gli osmotici, che richiamano acqua nell’intestino, aumentandone il contenuto nelle feci e stimolando l’evacuazione (appartengono a questa categoria, oltre a qualche prodotto vegetale come la manna di Fraxinus ornus, alcuni sali quali il cloruro e il perossido di magnesio).
Chiaramente, oltre a eliminare le tossine dall’intestino, dovremmo cercare di evitarne l’accumulo, privilegiando i cibi biologici e seguendo un’alimentazione ad alto contenuto di fibre, che sono anch’esse agenti di massa.
Per una prevenzione facile è quotidiana, la scelta migliore è rappresentata quindi da una corretta alimentazione. Cereali integrali (riso, kamut, farro, frumento ecc.) e frequenti e generose porzioni di frutta fresca, verdura e legumi, grazie al loro contenuto in fibre solubili (pectine, mucillagini, gomme ecc.) e insolubili (cellulosa, emicellulosa, lignina ecc.), regolarizzano il transito e consentono di mantenere una sana flora batterica. Per evitare fenomeni fermentativi, dovranno anche essere attuate corrette combinazioni degli alimenti, oltre a masticare bene e a lungo i cibi. Completa l’opera l’assunzione di un paio di litri d’acqua al dì.

3) Reimpianto (reintroduzione della flora batterica benefica).
Questa operazione si effettua non solo per mezzo di fermenti lattici o probiotici (i batteri che si trovano nell’intestino sano), ma anche con l’assunzione di prebiotici, ovvero quelle sostanze che assicurano il nutrimento necessario ai microrganismi “amici” e ne favoriscono l’attecchimento. I principali batteri adatti alla ricolonizzazione sono i lattobacilli e i bifidobatteri, mentre inulina e fruttoligosaccaridi (FOS) sono i più importanti prebiotici.
Ma che caratteristiche deve avere un buon integratore probiotico? In commercio esiste una larga offerta di fermenti lattici. Purtroppo, molti integratori contengono ceppi inidonei o troppo pochi batteri. Leggete quindi attentamente quanto riportato sulle confezioni. Un buon integratore probiotico deve essere:
- multiceppo (almeno 4-5 ceppi batterici diversi, tra cui lattobacilli e bifidobatteri);
- caratterizzato da un numero di batteri per capsula pari almeno a 5-10 miliardi;
- in capsule gastroresistenti;
- preferibilmente con prebiotici.

4) Riparazione dei tessuti danneggiati (intestino poroso).
I prodotti che permettono di ricreare la funzione di barriera della mucosa intestinale sono moltissimi. Alga klamat (che è anche prebiotica), glutatione, quercetina, glutammina, vitamine (B5, B6, B9, B12, C, E e betacarotene) e minerali (zinco, selenio e silicio organico) sono tutte sostanze utili, specie se utilizzate in sinergia.

In molti casi è indispensabile affiancare al trattamento intestinale la valutazione, con i test più opportuni, di eventuali ipersensibilità alimentari e attuare una ponderata e temporanea rotazione settimanale dei cibi “incriminati”.

Quando può essere utile procedere a un trattamento naturopatico dell’intestino?
Gli indizi che evidenziano che l’intestino presenta una popolazione di batteri alterata in senso negativo sono numerosi, tanto che è più pratico elencare quali sono le caratteristiche di un intestino senza disbiosi.

Non c’è disbiosi se le feci:
- sono un corpo unico
- sono pressoché inodori
- non si attaccano al WC
- galleggiano leggermente
- quasi non serve carta igienica.

Per quanto sia fondamentale avere evacuazioni regolari, di per sé ciò non rappresenta quindi una garanzia sufficiente di buone condizioni intestinali.

Dr. Luca Avoledo
Naturopata

 

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Riportiamo qui sotto la domanda di una lettrice e la risposta del dr. Avoledo.

Buonasera.
Ho letto l'articolo
 Il trattamento naturopatico dell'intestino, ma non viene specificata la posologia... 
E' possibile avera maggiori delucidazioni in merito?
Grazie,
Antonella.

Gentile Antonella,

c'è una ragione precisa per cui, non solo nell'articolo in questione, ma in tutti i miei interventi, in genere non specifico la posologia dei prodotti suggeriti, né la durata del trattamento.

E' che in naturopatia, molto più che in medicina, i trattamenti sono individualizzati: dosi e tempi dei rimedi devono essere correttamente calibrati su caratteristiche, esigenze e problematiche dello specifico soggetto. E ciò può essere fatto solo di persona, nel corso del lungo colloquio che tipicamente ha luogo nello studio del naturopata.

Lo scopo di ogni mio articolo non può che essere di carattere informativo e altresì non può - né intende - sostituire una visita, medica o naturopatica che sia.

Cordiali saluti,

dr. Luca Avoledo
Naturopata

 



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