Il terreno è il principale oggetto delle attenzioni della naturopatia e il suo miglioramento è il fine ultimo di qualunque trattamento naturopatico.
Ma che cosa si intende esattamente con il termine di terreno?
Abbiamo già detto in più occasioni che la naturopatia si prefigge innanzitutto il compito di stimolare la forza vitale della persona. Come agisce in concreto nel perseguire questo obiettivo? Lo fa con strumenti e logiche specifiche, che, in maniera sinergica, mirano in definitiva a migliorare quanto più possibile il terreno individuale.
Il terreno è la sommatoria del complesso delle peculiarità morfologiche e metaboliche dell'individuo che dipendono dal patrimonio genetico (ovvero la costituzione) e dell’insieme delle sue predisposizioni, che sono il risultato dell'interazione tra stile di vita e suddetti fattori ereditari (ossia quella che è, in termini naturopatici, la diatesi). E' quindi possibile sintetizzare il tutto con l’equazione Terreno = Costituzione + Diatesi ed è di conseguenza evidente che ognuno di noi ha una caratteristica individualità, che, al di là della mera appartenenza al genere umano, ci rende unici e ci porta a reagire in modi caratteristici a eventi, persone, virus, cibi, malattie, tensioni, ecc.
Esiste anche un'altra chiave di lettura di ciò che è il terreno, complementare e non alternativa a quella costituzionale-diatesica. Di carattere, per così dire, più "materiale", identifica il terreno individuale con i liquidi organici del corpo che bagnano tutte le nostre cellule, ovvero sia i liquidi che le circondano (liquido extracellulare, linfa e sangue) sia quelli contenuti al loro interno (liquido intracellulare). Tale ambiente liquido assicura alle cellule - e quindi ai tessuti e agli organi da queste formate - gli apporti di ossigeno e il nutrimento di cui abbisognano, da un lato, e l'allontanamento degli scarti metabolici che producono, dall'altro. Considerando anche che l'organismo umano è composto per quasi il 70% da acqua, si comprende facilmente come ogni ingente variazione quali-quantitativa dei liquidi organici (presenza in eccesso di certe sostanze tossiche esogene o endogene, carenza di vitamine o minerali ecc.) rappresenti una degradazione del terreno individuale e ponga le fondamenta per lo sviluppo della malattia.
Un terreno adeguatamente “bonificato” da anni di errata alimentazione, tossine, sovraccarichi, scarti, stress, pensieri inutili e quant’altro sarà quindi il terreno di un individuo in grado di esprimere appieno la propria energia vitale e di resistere al meglio alle aggressioni di varia natura (microbica, tossica, traumatica, termica, psichica, emozionale, ecc.) a cui quotidianamente è esposto. In breve, sarà il terreno di una persona sana e capace di mantenersi più facilmente in salute.
Ma come si rafforza il terreno, facendo quindi emergere la forza vitale?
La naturopatia concentra l’attenzione innanzitutto su alcuni fattori (benessere intestinale, riequilibrio del sistema neurovegetativo, modulazione dell’infiammazione, deacidificazione tissutale, rimineralizzazione ecc.) e utilizza, per riequilibrarli, tutti gli strumenti opportuni tra i numerosi di cui dispone: piante, oligoelementi, integratori, alimenti, fiori di Bach, tecniche corporee ecc., strumenti che pertanto i naturopati non impiegano in maniera sintomatica, sostituendo semplicemente l’aspirina con l’olmaria, il farmaco con l'integratore o con il cibo, bensì al fine di normalizzare l’omeostasi corporea, ovvero l’innata risposta fisiologica dell’individuo a fronte di una più ampia sintomatologia, e di consentire all’organismo di rientrare nella norma biologica.
Dr. Luca Avoledo
Naturopata
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