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Il fegato è uno degli organi più importanti del corpo, partecipa alla stragrande maggioranza dei processi metabolici e ha un ruolo insostituibile nella neutralizzazione delle tossine. Il nostro star bene è inevitabilmente legato alla sua piena funzionalità.
Il nostro organismo è costantemente bombardato da veleni. Migliaia di differenti composti chimici nocivi ci accompagnano per tutta la vita, nell’aria che respiriamo, nell’acqua che beviamo, nei cibi di cui ci nutriamo.
Ce ne sarebbe già abbastanza per impallidire, se non fosse che non è tutto: oltre a doverci difendere dagli insulti che provengono dall’ambiente esterno, siamo obbligati a fare i conti anche con le tossine che il corpo sviluppa naturalmente per il semplice fatto di essere vivo.
La buona notizia è che la Natura ci ha dotato di validi meccanismi di neutralizzazione di molta parte di queste sostanze dannose.
Tutto bene, quindi? No, purtroppo, sia perché la quantità di tossine a cui ci esponiamo è spesso eccedente rispetto alla velocità con cui queste possono essere eliminate dall’organismo, sia perché i nostri meccanismi di neutralizzazione si “inceppano” se non vengono accuratamente salvaguardati (e di frequente queste due condizioni si verificano in contemporanea, nello stesso individuo).
Il risultato finale è che le tossine non vengono “disinnescate” e si depositano nei diversi tessuti del corpo, dando origine a una vasta gamma di malesseri, quali cefalee, stanchezza costante, problematiche della pelle, allergie, nonché - cosa ben peggiore - ponendo le fondamenta di molti disturbi cronici e degenerativi. Tutti segnali d’allarme di un fegato allo stremo.
Tossina, termine antico per un male moderno
La parola “tossina”, benché a prima vista possa rimandare alla scienza di qualche secolo fa, non è mai stata attuale come nel terzo millennio.
Se infatti è certamente vero che rappresenta un importante oggetto delle attenzioni di molte tradizioni e discipline salutistiche “antiche”, tra cui la medicina ayurvedica, l’omotossicologia e naturalmente la naturopatia, la tossicità trova tuttavia una piena corrispondenza nella realtà che tutti noi viviamo quotidianamente: i metalli pesanti (piombo, mercurio, ecc.), i vari additivi alimentari (coloranti, conservanti, ecc.), i farmaci, i composti chimici nocivi di diversa origine e gli altri inquinanti ambientali, nonché le sostanze prodotte dai batteri che vivono nel nostro organismo, quelle originate dai processi metabolici imperfetti, persino alcune molecole biologiche utili ma in eccesso (come l’istamina) sono tutte tossine in grado di minare la vitalità e il benessere, quando non addirittura di rappresentare cause dirette di patologia.
L'importante è avere fegato...
Il fegato è una grossa ghiandola di circa un chilo e mezzo, collegata al tubo digerente e situata al di sopra di esso, a destra, nella parte alta della cavità addominale. Nel fegato passano, per essere “trattati”, circa due litri di sangue al minuto. Questo organo – un vero capolavoro dell’evoluzione - svolge funzioni fondamentali nei seguenti ambiti:
- digestione , poiché non solo trasforma gli alimenti provenienti dall’intestino, ma produce anche circa un litro di bile al giorno, che nell’intestino viene riversata ed è necessaria per assorbire i grassi e molte vitamine (quelle liposolubili);
- difesa attiva dell’organismo, grazie alla ricchezza in cellule specializzate (macrofagi particolari chiamati cellule di Kupffer) nell’inglobare e distruggere particelle dannose;
- metabolismo (pressoché di tutti i nutrienti: proteine, carboidrati, grassi, vitamine) e detossificazione, ovvero l’eliminazione delle sostanze tossiche sia derivanti dall’ambiente esterno che originate dal metabolismo stesso.
Il fegato costituisce proprio il nostro primario sistema di detossificazione. Il sangue, carico di tossine (in particolare quello che proviene dal tubo digerente), arriva al fegato, che provvede a “ripulirlo” dalle componenti nocive, attraverso un’azione sia di filtraggio sia di trasformazione di tali componenti in altre meno pericolose. Le sostanze idrosolubili vengono inviate, di nuovo attraverso la circolazione sanguigna, ai reni, mentre le sostanze liposolubili, mediante la bile, vengono immesse nell’intestino. Quindi, reni e intestino, anch’essi facenti parte dell’apparato di disintossicazione, allontanano dal corpo tali sostanze, rispettivamente attraverso l’urina e le feci.
Più in dettaglio, la detossificazione epatica procede secondo quattro diversi meccanismi.
- Filtrazione del sangue. Le cellule di Kupffer fagocitano e distruggono molte delle particelle dannose presenti nel sangue in ingresso.
- Produzione e secrezione della bile. La bile non serve solo per la digestione dei grassi, ma, come dicevamo, anche per veicolare le tossine liposolubili.
- Detossicazione enzimatica di fase I. In questa fase, un particolare set di enzimi – denominato complessivamente citocromo P450 – riesce a rendere meno o affatto tossiche (ossia a neutralizzare) molte sostanze nocive, trasformando invece le rimanenti in altre sostanze, pronte per essere aggredite dalla successiva fase II. Questa seconda soluzione non è però priva di inconvenienti, dal momento che tali metaboliti “di passaggio” sono di norma chimicamente più reattivi di quelli di partenza. La trasformazione, inoltre, comporta la generazione di molti radicali liberi.
- Detossicazione enzimatica di fase II. Consta di una complessa serie di reazioni biochimiche (coniugazione, metilazione, solfatazione, ecc.), in cui, in buona sostanza, piccole molecole vengono assemblate alle tossine tali e quali o così come modificate dalla fase I. Le tossine sono in tal modo neutralizzate oppure rese idonee a essere eliminate attraverso le citate vie di allontanamento dal corpo.
...che spesso però non funziona come dovrebbe
Non per colpa sua, intendiamoci: il fegato è un meraviglioso ed efficientissimo laboratorio biochimico. Ma l’ambiente di vita odierno - e in particolare la sovraesposizione agli inquinanti di vario genere -, nonché un’alimentazione povera dei nutrienti essenziali sovraccaricano grandemente il fegato, sabotandone l’attività.
L’esito è prevedibile: un incremento delle tossine e dei metaboliti tossici nel nostro corpo, che vanno a depositarsi nei tessuti, danneggiando organi e apparati. Il rischio maggiore è che tale incremento divenga assai consistente, considerati i fenomeni di accumulo nel tempo di questi veleni.
Schematicamente, possiamo elencare le quattro principali problematiche all’origine della cattiva funzionalità epatica.
1) Esposizione a tossine in quantità elevate e/o per periodi prolungati. Comporta il sovrautilizzo dei nutrienti necessari allo svolgimento delle fasi di detossificazione e il loro conseguente depauperamento anche completo (persino in chi si nutre correttamente), con accumulo nell’organismo delle tossine che il fegato non è più in grado di neutralizzare.
2) Sistema enzimatico di fase I non pienamente attivo. Si verifica sia per la sovraesposizione tossica, sia per carenze nutrizionali, sia per l’invecchiamento, oltre che, in alcuni soggetti, fin dalla nascita, per non rare predisposizioni genetiche. Una minore attività enzimatica del citocromo P450 si traduce in una ridotta capacità detossificante e quindi in un accumulo di quantità anche notevoli di tossine ed espone a più alti rischi di malattia.
3) Sistema enzimatico di fase II non pienamente attivo. La fase II è quella che di solito si ha più difficoltà a portare a termine. E’ una fase che ha particolare necessità di specifici nutrienti, che servono non solo per attivare gli enzimi, ma anche per costruire le piccole molecole che devono essere assemblate ai metaboliti prodotti dalla fase I. Se la detossificazione di fase II non procede correttamente, i composti di transizione non vengono neutralizzati e quindi non sono affatto temporanei. Quest’eventualità è particolarmente pericolosa, poiché tali composti, come dicevamo, sono in genere più attivi – ovvero più nocivi – delle tossine di partenza (e alcuni di essi persino cancerogeni). Il danno finale può quindi essere ancor più significativo.
4) Carenza di antiossidanti. L’alimentazione non deve fornire solo i nutrienti necessari allo svolgimento della detossificazione, ma anche una buona quantità di antiossidanti. Per neutralizzare le tossine, le cellule di Kupffer usano infatti radicali liberi, che, se non vengono eliminati dagli antiossidanti, provocano infiammazione e danneggiano il fegato. Anche la detossificazione di fase I forma radicali liberi e nuoce al fegato e alla sua funzionalità, se l’organismo non possiede un ricco pool di antiossidanti.
Dr. Luca Avoledo
Naturopata
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