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giovedì, 22 novembre 2007 6:56

A sorpresa si scopre che l'epatite B non fa poi così male: allora perché la vaccinazione?

Dallo studio pubblicato il mese scorso  su Clinical Infectious Disease da ricercatori italiani dell'università di Napoli (Federico 2°) emergono dei dati che meritano una profonda riflessione (Iorio R. et al. Clin Infect Dis 2007 Oct 15;45(8):943-9. Epub 2007 Sep 7).

Bambini e ragazzi infettati dal virus della Epatite B in età compresa tra i 2 e i 18 anni, e seguiti fino a 24 anni di distanza dall'infezione, non hanno mai sviluppato un aggravamento serio della malatta. La forma di epatite cronica comparsa dopo l'infezione è sempre rimasta contenuta al livello di una forma leggera o moderata.

Non c'è stata alcuna evoluzione verso forme di epatite cronica grave, nè soprattutto verso lo sviluppo di epatocarcinoma.

Circa metà dei ragazzi seguiti hanno fatto trattamenti a base di Interferone, mentre l'altra metà non ha fatto alcun tipo di trattamento "biologico" con questa sostanza.

I risultati nei due gruppi (interferone o no) non hanno documentato alcun tipo di differenza.

Nascono allora due domande: perchè la vaccinazione obbligatoria antiepatite B, che è stata voluta e resa obbligatoria solo in Italia (siamo l'unico paese Europeo con questo fardello da portare) di cui sono noti gravi possibili effetti collaterali (probabilmente ben più gravi e frequenti della stessa malattia naturale)? E perchè l'interferone come terapia di prassi, quando lasciare seguire il corso della malattia può essere molto più utile, evitando i costi economici e i rischi potenziali del trattamento con questa sostanza?

Si è sempre sicuri che le innovazioni costose siano utili per il rispetto del cittadino e per la gestione della salute pubblica? In molte persone questa fiducia e questa certezza stanno vacillando sempre di più.

Dott. Attilio Speciani
allergologo e immunologo clinico

Redazione Eurosalus

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