Riceviamo spesso domande di lettori che si sono sottoposti a test per la diagnosi delle intolleranze alimentari e in seguito hanno molti dubbi su come procedere nel trattamento dietetico.
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Risponde Eurosalus
In primo luogo ci teniamo a sottolineare che tali dubbi andrebbero espressi in primo luogo al medico che ha prescritto il test e che la terapia dietetica dovrebbe essere sempre monitorata da un medico esperto nel corso di tutto il processo.
Detto questo, è utile segnalare che, indipendentemente dal tipo di test eseguito, una volta individuate eventuali intolleranze si può procedere secondo le più recenti linee guida applicate presso i centri DRIA in affiliazione scientifica con la SMA di Milano , che non prevedono mai l'eliminazione totale degli alimenti responsabili, ma sono centrate sul recupero della tolleranza mediante una dieta di rotazione - con un procedimento simile allo svezzamento del lattante - come indicato di seguito.
La terapia dietetica
Gli obiettivi di una terapia dietetica corretta sono:
favorire il recupero della tolleranza nei confronti dei cibi non tollerati;
evitare pericolose diete di eliminazione, utili solo in caso di allergia classica, quella cioè mediata da IgE ad alto titolo;
consentire il rispetto della socialità e del piacere legati all’alimentazione mediante l’attuazione di una dieta di rotazione che preveda alcune giornate di alimentazione libera.
Nella situazione sociale e ambientale attuale appare indispensabile favorire la varietà dell’alimentazione, anche perché la ripetizione sistematica dell’assunzione di alcuni alimenti (anche nel caso che vadano a sostituire quelli non tollerati) dà facilmente luogo all’insorgere di nuove ipersensibilità.
Le diete di eliminazione sono rischiose
Uno degli effetti positivi della dieta di rotazione rispetto a quella di eliminazione è il controllo delle reazioni infiammatorie senza la perdita di tolleranza nei confronti dell’alimento, un rischio ben illustrato dalla storia che segue.
Lavorando con un gruppo di nove ragazzi che presentavano una sintomatologia allergica diffusa (dermatite atopica, asma) e RAST positivi per il pesce, i due noti immuno-allergologi Pascual e Larramendi provarono a eliminare completamente i prodotti ittici dalla loro alimentazione.
I ragazzi, che prima della dieta non avevano alcun tipo di manifestazione anafilattica connessa all’assunzione di pesce, dopo un periodo di eliminazione totale reagirono tutti e nove con sintomi immediati di tipo allergico (orticaria, angioedema, vomito, rinite, asma) anche al semplice contatto col pesce. Due di loro anche alla semplice percezione del suo odore.
La dieta di rotazione
Una dieta di rotazione è una dieta che prevede l’assunzione libera - in una singola giornata che deve poi essere seguita da almeno tre giorni completi di eliminazione - dell’alimento verso il quale si è individuata l’intolleranza.
In pratica, per esempio, un individuo intollerante al latte può assumere latte, latticini, dolci che ne contengono, formaggi e tutti gli altri alimenti ‘vietati’ la domenica, ma poi dovrà astenersi dall’assumerne - anche in quantità ridottissime - il lunedì, il martedì e il mercoledì, potendo poi tornare ad assumerli il giovedì.
A quel punto, però, la persona a dieta deve stare senza latte il venerdì, il sabato e la domenica, riprendendo l’assunzione di latte e latticini il lunedì successivo, in un programma che preveda almeno tre giorni di astinenza dal cibo non tollerato dopo ogni giorno di assunzione libera, e così via.
Per consentire una maggiore flessibilità dell’alimentazione rispetto alle consuetudini sociali, può essere utile lasciare come giorno libero il sabato o la domenica (cioè un solo giorno del week-end e non entrambi), ovvero il giorno in cui è più frequente mangiare con amici o parenti.
Dopo un certo periodo di questa dieta, in genere della durata di 2-3 mesi, se i test diagnostici a quel punto danno esito negativo, è possibile reintrodurre l’alimento con maggiore frequenza.
Uno schema possibile diventa il seguente: libertà alimentare in entrambi i giorni del week-end (sabato e domenica) ed eventualmente in un unico pasto a metà della settimana (di solito il mercoledì).
In molti casi in cui i sintomi sono solo da sovraccarico, uno schema dietetico che consenta di mangiare liberamente il sabato sera, l’intera domenica e il mercoledì sera, può essere adottato in molti casi fin dall’inizio della terapia dietetica.
Se la risposta clinica è soddisfacente, a quel punto si può espandere ulteriormente l’assunzione nel giro di altri 2-3 mesi, fino ad arrivare a una dieta che preveda almeno un giorno di restrizione alla settimana (una specie di ‘venerdì di magro’), per evitare il ricarico alimentare sistematico.
E’ comunque il medico che deve seguire, con responsabilità, questa reintroduzione e guidare la persona malata verso il recupero pieno della tolleranza alimentare per l’alimento considerato. Il medico, cioè, deve divenire la guida di un nuovo ‘svezzamento’.
Dato che la riduzione della reattività va monitorata nel corso dell’intero processo, può essere utile segnalare che, indipendentemente dal test effettuato in prima battuta (per esempio il test citotossico), i controlli successivi possono essere effettuati anche con il test DRIA .
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