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Interazione tra allergie e intolleranze PDF Stampa E-mail
di Attilio Speciani   

Talvolta, in un organismo sono presenti allergie modeste, che considerate di per sé non sono in grado di arrecare eccessivo disturbo; un esempio classico è quello del soggetto senza sintomi respiratori particolari, che presenta però un RAST 1^ classe nei confronti delle polveri ambientali, o meglio degli acari della polvere.

È il caso tipico di quelle persone che non manifestano normalmente sintomi allergici, ma che si mettono a starnutire incessantemente quando mettono in ordine il solaio, sollevando un notevole quantitativo di polvere, quando cioè la quantità di "sostanze nemiche" diventa così imponente da provocare comunque delle reazioni nell'organismo. In questi casi l'analisi del sangue può evidenziare piccoli quantitativi di Immunoglobuline E, dicendoci che siamo di fronte a un'allergia, anche se i sintomi sono estremamente limitati.

Un fenomeno differente si manifesta invece quando, in una situazione del genere, sono presenti contemporaneamente intolleranze alimentari o altre ipersensibilità, che innalzano il livello di infiammazione nell'organismo. In queste condizioni, l'allergia, per quanto lieve, può finire per determinare sintomi anche molto intensi o gravi, che sovente stupiscono gli stessi medici. Il motivo per cui una così scarsa quantità di IgE riesce a provocare sintomi così rilevanti è invece piuttosto semplice e può essere spiegato con un paragone. In ogni organismo infatti esiste un livello di soglia che può essere saturato dalle forme diverse di infiammazione, e superato il quale compaiono i sintomi allergici noti a tutti.

Per quanto lieve sia l'allergia, infatti, determina comunque l'effetto che avrebbe una tazza di benzina versata sulla cenere fredda: nessuna reazione se il fuoco è davvero spento, ma se sotto la cenere c'è della brace accesa (come nel caso della contemporanea presenza di infiammazione dovuta a un'intolleranza alimentare), si leva immediatamente una intensa fiammata. A quel punto, la terapia più efficace di una forma con queste caratteristiche è quella diretta prima di tutto al controllo dell'intolleranza alimentare o del fenomeno infiammatorio sottostante, e solo in un secondo momento al controllo dell'allergia.

In altre parole, capita che persone con sintomi da allergia ai pollini o agli acari si ritrovino guarite grazie a una dieta di rotazione su pomodori o formaggi. Questo è stato documentato e precisato anche per gravi patologie respiratorie, come per malattie come l'artrite reumatoide.

Nonostante le loro evidenti differenze, nella pratica clinica è necessario tenere conto di come allergie e intolleranze si influenzano a vicenda, rendendo ragione di molti sintomi difficilmente interpretabili in un'ottica allergologica classica.

Una intolleranza al latte (magari graditissimo al paziente che non ha mai avuto problemi a digerire i formaggi) può essere la causa di un mal di testa refrattario a qualsiasi cura, può impedire la guarigione di un'infezione genitale, può amplificare il dolore di una patologia complessa come l'artrite reumatoide.

Curare l'intolleranza, per contro, può aiutare a tenere sotto controllo gli stessi sintomi, così come le reazioni acute di un'allergia respiratoria o cutanea. Ma non per questo bisogna confondere l'avversione psicologica (o digestiva) per qualche alimento con l'intolleranza alimentare, che anzi, il più delle volte riguarda un cibo gradito e quindi assunto regolarmente. Uno dei meccanismi maggiormente implicati nella costruzione delle intolleranze alimentari sembra infatti il mancato “riposo” dell'organismo nei confronti di certe sostanze.

Benché non si possa legare ogni tipo di disturbo a questo tipo di reazione, l'esperienza pratica insegna che i fenomeni di infiammazione immunitaria alimentare possono facilitare o determinare molte malattie. Questo aspetto è evidente quando, curando una intolleranza alimentare, si riducono anche i sintomi di una specifica malattia, i farmaci riprendono a funzionare correttamente e il benessere globale del paziente migliora in modo netto.

 
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