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Si tratta di test tecnicamente molto simili anche se 'filosoficamente' molto diversi: un apparecchio elettrodiagnostico (in pratica un misuratore di impedenza o un galvanometro) misura sui punti di agopuntura del corpo umano le variazioni di potenziale elettrico del punto stesso, oppure misura le correnti che transitano in un circuito "corporeo" attraverso elettrodi specifici.
Il circuito elettrico contiene una fialetta che contiene a sua volta una soluzione liquida del cibo o del farmaco da testare, e le variazioni elettriche del circuito dovrebbero indicare la presenza o meno di una allergia o di una intolleranza.
Aspetti positivi: il più consistente deriva dal fatto che è probabile che esista un fondo di verità nel considerare 'segnale' dell'organismo la sua reattività elettrica; è infatti ipotizzabile che in un futuro sarà possibile comparare con obiettività anche dei dati di tipo bioelettrico, magari da interpretare solo come segnale, che possano però avere una utilità pratica.
Aspetti negativi: la tecnica è assolutamente incomunicabile al mondo scientifico, in quanto manca una serie di passaggi logici tra la sistemazione del cibo in mezzo ad un circuito elettrico e la possibilità di stabilire che la variazione di impedenza della cute sia un segnale certo di allergia o intolleranza.
Il test segnala (come il test citotossico) numerose intolleranze (tra i quali diversi falsi positivi), tra le quali sono presenti normalmente anche quelle reali, quindi consente di ottenere risultati clinici positivi, ma obbligando la persona a una sorta di 'digiuno', che sappiamo essere comunque utile dal punto di vista immunitario.
Tra i cibi testati si è spesso ritrovato il cioccolato, e questo pone seri dubbi sulla scelta delle sostanze, come già spiegato per il test citotossico.
Con queste tecniche vengono però 'identificate' e comunicate al paziente improbabili reattività a farmaci, che talvolta inducono nel paziente atteggiamenti di paura nei confronti di trattamenti farmacologici che a volte sono realmente necessari.
Nonostante si tratti di test molto utilizzati, in considerazione di questi dubbi, ritengo che sarebbe più opportuno fornire ai pazienti che effettuano il test un'indicazione di probabilità dell'ipersensibilità, con l'indicazione che debba in seguito essere confermata da una prova di eliminazione e scatenamento (come prevede per esempio la procedura del Test DRIA), in modo che il paziente sappia che le indicazioni fornite possono solo essere di tipo indicativo, e da sottoporre a verifica clinica individuale.
È probabile che in futuro alcune di queste tecniche potranno essere utilizzate con vantaggio, dopo una valutazione clinica della loro affidabilità.
Fino ad allora è bene che le tecniche di tipo 'energetico' restino nel campo del possibile, ma non del certo, perché incutere la paura di un cibo o di un alimento quando questa è scientificamente immotivata può rappresentare per il sanitario responsabile di questo tipo di diagnosi un problema concreto relativo alla salute del suo paziente, e per se stesso un grave problema etico e potenzialmente giuridico.
Confronto tra test DRIA e test Bioelettrici
Vantaggi del Test DRIA
- Comunicabilità scientifica (parametri validati)
- Verifica clinica diretta della dose tollerogena
Vantaggi dei Test Biolelettrici
- Velocità di attuazione
- Possono essere effettuati da chiunque (con alcuni rischi legati alla responsabilità)
Svantaggi del Test DRIA
- Tempo di effettuazione (1 ora e mezza)
- Necessità di personale esperto
Svantaggi dei Test Bioelettrici
- Incomunicabilità scientifica
- Eccesso di falsi positivi
Staff Eurosalus
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