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Questo test viene effettuato mettendo in bocca alla persona da testare il cibo sospettato, oppure facendoglielo tenere in mano, o ancora facendoglielo “pensare”. A quel punto l'esaminatore fa effettuare uno sforzo muscolare specifico (la cui entità era già stata empiricamente valutata) e, se il muscolo ha una caduta di forza, stabilisce che esiste un'ipersensibilità verso quell'alimento.
Aspetti positivi
La valutazione della reattività è sicuramente di tipo globale e rapida, come si richiede a un test che voglia individuare le ipersensibilità alimentari; inoltre la caduta di forza in presenza di sostanze verso cui esiste allergia è già stata ampiamente documentata.
Aspetti negativi
Innanzitutto la soggettività di interpretazione, per cui le sensazioni provate dall'esaminatore rimangono tali e non possono essere misurate; l'esaminatore è a diretto contatto col paziente e può quindi interferire nel suo sforzo muscolare; sia l'esaminatore sia il paziente conoscono o riconoscono la sostanza testata, cosa che può interferire sulla valutazione; il fatto di ritenere valido un test “facendo pensare” la sostanza al paziente esclude ovviamente qualsiasi possibilità di comunicare i risultati di un simile test in modo scientifico ad altri medici.
Un aspetto dubbio, che potrebbe essere migliorato, è quello delle sostanze utilizzate per il test: generalmente infatti vengono usate anche sostanze complesse, come il cioccolato, e a molte persone viene poi segnalata l'allergia a questa sostanza (che in realtà contiene latte, lecitina di soia, burro, cacao, grassi idrogenati vegetali, zucchero ed eventualmente altri aromi) senza individuare quindi verso cosa precisamente si manifesti la reattività; una persona con una ipersensibilità non IgE mediata al solo latte, potrebbe ad esempio continuare a mangiare polvere di cacao disciolta in latte di soia, pur evitando il cioccolato in quanto tale.
La conoscenza pratica del test e delle indicazioni di solito fornite ai pazienti rappresenta un ulteriore aspetto negativo. I kinesiologi infatti, che di solito non sono allergologi, identificano la reattività muscolare come “segno” (e sappiamo che questo può non essere un fatto negativo), ma successivamente gestiscono il “segno” muscolare come se fosse la patologia, quindi definiscono una terapia della “allergia” che in realtà è solo il trattamento della patologia muscolare o vertebrale, ma non riesce a riequilibrare il sistema immunitario.
Le tecniche di riequilibrio della ipersensibilità alimentare seguono invece determinate regole e tempi difficilmente modificabili.
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