Questi test, nonostante la loro apparente 'scientificità', legata alla ricerca di IgE specifiche per gli alimenti, devono essere considerati "non convenzionali", perché un Committee Report della American Academy of Allergy and Immunology ha stabilito che la "convenzionalità" possa essere attribuita solo alla ricerca di IgE fatta da una ben determinata casa produttrice, per motivi molto più probabilmente commerciali che scientifici.
Esistono anche Test di studio di altri anticorpi (ad esempio le Immunoglobuline G) che sono simili dal punto di vista della effettuazione (prelievo di sangue), e che partono dal presupposto che la reattività alimentare sia dovuta a questo tipo di anticorpo.
SAFT (Skin Application Food Test)
La stessa considerazione emerge anche dall'uso di un altro test presentato da autori olandesi, che sfrutta lo stesso principio del Patch test, applicato però con gli alimenti.
Si tratta del SAFT (Skin Application Food Test), per il quale si è confermata una notevole corrispondenza con le prove di carico, ma come al solito una ridotta concordanza con il RAST.
Anche nel mondo accademico tedesco (in particolare Thomas Werfel e Alexander Kapp) si utilizza questo tipo di test, benché nessuno di essi possa affermare con forza un valore superiore a quello del cosiddetto"gold standard" cioè il DBPCFC.
Molte di queste affermazioni assomigliano più ad una comunicazione di facciata, perché la necessità di usare test applicabili in modo più semplice alla realtà clinica dei pazienti è una necessità sentita da tutti i clinici.
Il SAFT riconferma comunque l'inadeguatezza del RAST per spiegare i fenomeni di ipersensibilità verso gli alimenti.
Approfondimenti
— Per un'introduzione alla diagnostica delle ipersensibilità alimentari, clicca qui.
— Per una discussione sull'uso clinico integrato dei diversi test diagnostici, clicca qui.
Redazione Eurosalus