Fibromialgia e infiammazione


di Attilio Speciani
22 Maggio 2012

La fibromialgia è una situazione complessa, ma districabile. Nel nostro centro, l'approccio usuale per affrontare questa condizione parte dalla valutazione della condizione infiammatoria e metabolica. 

La maggior parte delle persone che ne soffrono arrivano alla diagnosi dopo esser state considerate "matte" o nevrotiche da più di un medico. Molte tra le persone che ne soffrono si trincerano dietro ad una tematica psichica quando molta parte del loro disturbo è prettamente fisico.

In molti casi capita che persone fibromialgiche si oppongano ad un cambiamento dietetico o al semplice fatto di provare a camminare, una volta supportate con i necessari prodotti che riducano i dolori, solo perché difendono il loro stato di "malati".

Il primo passo è importante.

Ho visto così tante persone che soffrivano di fibromialgia iniziare un cambiamento per avviarsi verso la guarigione che non posso che insistere, quando conosco una persona che ne soffre, nell'iniziare a fare quei passi che sono di fatto il simbolo del cambiamento in atto. 

Oggi abbiamo dei dati che iniziano a diventare significativi anche sul piano scientifico.

A fronte di una serie di dati che farebbe pensare alla fibromialgia come ad una forma difficilmente diagnosticabile, in realtà, grazie all'esperienza maturata con i test per la valutazione dei biomarker infiammatori, stiamo scoprendo che spesso i valori di BAFF e di PAF dei soggetti fibromialgici sono elevati, e che il miglioramento clinico corrisponde anche ad una riduzione di questi valori. 

Questo dato ci conferma che lo studio dell'infiammazione da cibo, come per fenomeni parimenti gravi come l'artrite reumatoide o l'artrite psoriasica, può essere affrontato attraverso schemi dietetici che aiutino ogni persona a riprendere in mano le redini del proprio destino anziché farsi guidare dalle situazioni esterne. 

L'integrazione con olio di Perilla o vitamina D3 è un elemento importante nella gestione del processo di guarigione, ma il primo passo, attraverso la consapevolezza delle proprie azioni, è nel cambiamento alimentare che può guidare e accompagnare il recupero della tolleranza alimentare e del proprio benessere.