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Quando due eventi o due fenomeni sono strettamente correlati tra loro si è sempre tentati di porli in relazione diretta di causa e di effetto. Ma non sempre questo è possibile o anche soltanto ragionevole.
Un esempio illuminante (anche in senso letterale) ci è offerto dalla fortissima correlazione che esiste tra il lampo ed il tuono. Poiché il primo precede il secondo, si sarebbe portati a pensare che il tuono sia causato dal lampo. Sappiamo invece che il lampo ed il tuono sono manifestazioni del medesimo fenomeno atmosferico e si producono contemporaneamente. La ragione per cui vediamo questo fenomeno prima di udirlo sta tutta nelle diverse velocità della luce e del suono.
Esiste una forte correlazione anche tra la depressione e la mancanza di attività fisica. La medicina ufficiale tende ad affermare che la poca (o nulla) voglia di muoversi sia causata dalla depressione e ne sia anzi una delle manifestazioni più classiche.
Senza voler rovesciare questo rapporto di causa ed effetto, su queste pagine ci siamo limitati a segnalare più volte quanto sia consigliabile un'intensa e regolare attività sportiva aerobica nella terapia della depressione. Cosa che ci autorizza di per sé a sospettare che questo rapporto di forte correlazione sia più complesso e intricato di quel che si crede.
Ma ecco affacciarsi all'improvviso una nuova e inquietante ipotesi: quella che la mancanza di attività fisica possa esser causata davvero dalla depressione, sotto forma di fratture alle ossa magari favorite dagli stessi farmaci usati per curarla. In questo caso l'immobilità (forzata) del paziente sarebbe effettivamente provocata dalla depressione, sia pure con la mediazione della scelta terapeutica.
E' quanto emerge dallo studio di un gruppo di ricercatori canadesi, pubblicato recentemente su una prestigiosa rivista scientifica (JB Richards et al, Arch Intern Med Jan 22 2007; 167: 188-194) e subito ripreso dai media (una buona sintesi del lavoro è disponibile on-line).
I ricercatori hanno tenuto sotto controllo per un periodo di cinque anni una popolazione di oltre 5.000 canadesi, maschi e femmine, di età superiore ai 50 anni, nella quale era compreso un gruppo di persone che assumevano ogni giorno antidepressivi (inibitori del reuptake della serotonina: il tipo cui appartengono i farmaci più diffusi, come Prozac e Zoloft).
Nel periodo di osservazione, è risultato che ben il 13.5% dei soggetti in terapia antidepressiva hanno avuto una o più fratture delle ossa, contro il 6.5% del gruppo che non prendeva farmaci. Si tratta di piccoli numeri (18 fratturati su 317), ma il rapporto di oltre 2:1 che ne emerge è certamente significativo.
Secondo il dottor David Goltzman, uno degli autori dello studio, gli inibitori della serotonina avrebbero un effetto diretto sulle cellule delle ossa, simile a quello di recente scoperto per i protettori gastrici, indebolendone la struttura e accelerando i processi di osteoporosi.
Non vorremmo che il risultato di uno studio pur interessante come questo fosse di promuovere la vendita di farmaci anti-osteoporosi senza frenare quella degli antidepressivi. C'è da temerlo, visto che tra i finanziatori della ricerca figurano appunto i produttori di farmaci anti-osteoporosi.
E' ovvio invece che l'esercizio fisico, oltre ad essere un salutare antidoto contro la depressione, produce anche effetti benefici sulla muscolatura e sullo scheletro, limitando insieme il rischio di cadute e quello di fratture.
In breve: chi proprio non può o non vuole rinunciare agli antidepressivi vada almeno a correre prima di fratturarsi una caviglia o un piede. Prenderà così due provvedimenti congiunti contro la depressione, e uno contro l'osteoporosi.
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