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Il problema vero non è tanto che un farmaco faccia ingrassare. Era evidente a tutti che lo Zyprexa lo facesse, con l'unico problema che la gran parte degli psichiatri e dei neurologi negava questo effetto riferendosi ad un bugiardino che non ripotava l'aumento del peso tra gli effetti previsti. Personalmente ho avuto numerosi casi di pazienti, incontrati per problemi di grave aumento di peso, a cui suggerivo il cambio del farmaco o la utilizzazione di tecniche diverse di trattamento, che si scontravano poi con i loro neurologi o psichiatri, i queli negavano che il prodotto in questione potese avere questa attività.
Poi qualche giorno fa la necessaria ammissione da parte della Eli Lilly, per la quale lo Zyprexa è sicuramente uno dei prodotti “best selling".
Stando ad un interessante articolo di Alex Berenson, pubblicato sul New York Times del 6 ottobre, mentre la casa produttrice sosteneva che in pochi mesi si otteneva un effetto di “plateau” delle azioni sul metabolismo, non diversa dagli altri farmaci antipsicotici e dagli antidepressivi atipici, ora ammette che in 2 anni di uso almeno 1 su 6 utilizzatori avrà guadagnato oltre 10 chili di peso.
Può darsi: ma adesso chi si fida più? Ci si domanda infatti perchè non dirlo da subito, e soprattutto perchè non dirlo quando già nel 2004 arrivarono notizie molto pesanti in questa direzione, che determinarono anche una caduta del valore azionario della ditta produttrice.
La notizia non passa inosservata, e ci richiama al fatto che numerosi farmaci determinano un aumento di peso, che non sembra essere tra gli effetti più graditi. Soprattutto perchè oggi uno degli strumenti più potenti per controllare la depressione in modo naturale è quello di usare una dieta che controlli i valori di insulina (come dietaGIFT) e di stimolare il movimento fisico.
Si ha la sensazione che un antipsicotico o un antidepressivo atipico come questo abbia sì una sua azione farmacologica forse utile, ma contribuisca, senza volerlo, a ricreare delle condizioni cliniche che non fanno che mantenere uno stato depressivo, rendendo la strada per uscire autonomamente dalla depressione sempre meno percorribile.
Dottor Attilio Speciani, immunologo e allergologo clinico
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