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Test DRIA PDF Stampa E-mail
di Attilio Speciani   

È uno dei test non convenzionali più importanti e diffusi per la diagnosi delle allergie alimentari ritardate (intolleranze alimentari). Negli ultimi anni, grazie anche alla continua ricerca scientifica e alla applicazione sul campo, questo test ha consentito di affrontare con successo il problema della ipersensibilità alimentare non IgE mediata; in molti casi però risulta utile anche nella diagnosi delle allergie classiche.

Con il test DRIA è anche possibile riconoscere in molti casi la reazione di tipo IgE (ad esempio agli allergeni respiratori) consentendo di individuare una forma di terapia individualizzata iposensibilizzante a basso dosaggio (in modo non del tutto corretto definita “vaccinazione a bassa dose”). E’ stato possibile documentare la sua azione clinica attraverso una serie di lavori che sono stati accettati per il congresso mondiale di allergologia di Stoccolma del 1994, presentati al Congresso sulla Tolleranza Orale della New York Academy of Sciences nel 1995 e pubblicati sugli annali della stessa New York Academy, presentati al Congresso mondiale di Dermatologia a Sydney nel 1997, ai congressi europei di Allergologia a Birmingham nel 1998 e a Berlino nel 2001 e ancora al congresso mondiale di Allergologia di Vancouver nel 2003, ma soprattutto si è potuto ottenere un risultato clinico efficace tra i tanti pazienti che ormai si affidano ai suoi risultati indicativi per trovare delle soluzioni efficaci ai propri problemi di ipersensibilità. Il test DRIA (Driatec®), nasce dal tentativo, pienamente riuscito, di rendere obiettivabile, ripetibile e scientificamente dimostrabile un riflesso già noto ai kinesiologi, ovvero la variazione di forza muscolare in presenza di un’ipersensibilità alimentare. Numerosi dati scientifici confermano che è sensato accettare una interferenza muscolare come ‘segno’ della presenza di una ipersensibilità e usare quel ‘segno’ per trarre le opportune indicazioni cliniche per il trattamento del paziente.

Il contatto con la mucosa orale di una opportuna soluzione di alimento è in grado di determinare una caduta di forza muscolare che si ripete ad ogni prova con lo stesso alimento e che ha particolari caratteristiche dinamometriche; tale variazione di forza viene registrata da un computer. In pratica si fa effettuare al paziente uno sforzo ben controllato (con la gamba o con il braccio) e mentre il paziente mantiene contratto il muscolo in questo modo, gli viene somministrata per bocca (senza doverla inghiottire) un’opportuna soluzione di alimento o di allergene respiratorio. In questo modo vengono successivamente testati tutti i principali alimenti della nostra comune alimentazione, dal latte alla farina, dall'uovo alle carni agli oli e i principali allergeni (acari, muffe, graminacee, candida, lieviti).

Non è necessario valutare in un primo momento una vasta serie di sostanze: è infatti necessario evidenziare innanzitutto i cibi correlati con i Grandi Gruppi Alimentari, in modo da potere indicare una dieta aderente alla realtà sociale e adatta allo sviluppo di tolleranza immunologica. Se durante l’esecuzione dello sforzo (effettuato in modo che il paziente non sappia quale sostanza venga testata) il computer registra l'impossibilità a mantenere la contrazione allo stesso livello, ed evidenzia quindi in pochi secondi (da tre a cinque) una caduta di forza che compare dopo la somministrazione dell'alimento, si sospetta la presenza di una ipersensibilità alimentare non IgE mediata nei confronti dell'alimento testato, cioè l’intolleranza all’alimento. Ovviamente, prima di poter considerare completa la prova, si verifica che la caduta (che deve essere superiore al 10% dello sforzo medio eseguibile), si ripeta con uguali caratteristiche ad ogni prova con lo stesso alimento, e la si confronta la prova con una sostanza placebo, cioè sicuramente inerte, all’insaputa del paziente.

Oltre alla sensibilità diagnostica, il test DRIA possiede due grandi pregi: il primo è quello di potere individuare, durante la sua esecuzione, una concentrazione specifica dell’alimento o dell’allergene respiratorio che diventa poi utile per la terapia e per ottenere la iposensibilizzazione alla sostanza e il recupero della tolleranza immunologica. Il secondo è quello di potere seguire con precisione l’andamento della evoluzione clinica in ogni soggetto intollerante nel percorso verso la riconquista della tolleranza immunologica.

Dottor Attilio Speciani
Allergologo e Immunologo clinico

 
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