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Eurosalus: Respirare a Milano… una bella provocazione in una città dove il problema inquinamento è così sentito!
Andrea Luridiana: “Respirare a Milano” vuole essere sì un logo provocatorio, ma è soprattutto un contenitore di tecniche di Fisioterapia Olistica che permetta a chi le riceve e le apprende di trattare efficacemente alcuni sintomi che accompagnano alcune sindromi o patologie... dall'asma agli esiti d'intervento chirurgico, alle cefalee, alle emicranie, ai dolori di matrice muscolo tensiva. Ma soprattutto è un programma volto a fornire dei momenti di trattamento e training per migliorare il proprio potenziale di salute. Respirare a Milano, quindi, come training delle capacità di attenuare i danni da inquinamento, da stress imposti da stili di vita, da circostanze e condizioni oggettive che costituiscono il fall out indesiderato della nostra attuale civiltà e società. E.: Com’è nata l’idea? A.L.: In collaborazione con il dott. Attilio Speciani, abbiamo sviluppato un programma basato su Fisioterapia e Tecniche di Rilassamento Mirato e di Respirazione, per proporre a chi lo desidera, sia a titolo preventivo sia per accompagnare la guarigione di certe patologie, un percorso interattivo, dove le tecniche diventano esercizi che chiunque, dopo averli appresi, possa continuare a praticare da solo. Da imparare, quindi, nel momento di terapia e di training, ma anche da utilizzare ogni volta che se ne avverte l'opportunità o il bisogno, lo ripeto, sia per trattare e curare un sintomo patologico sia perpromuovere e difendere il proprio equilibrio e potenziale di salute, per sentire ed equilibrare la propria tensione muscolare, il proprio modo di respirare e muoversi... Insomma, per trovare il proprio naturale e personale “tai chi” senza imitare nessuno, scoprendolo come armonia cosciente tra sé e i propri gesti fisici. E.: Quali vantaggi offre? A.L.: Fermiamoci un momento. Quale che sia la nostra età, cultura, fede, storia personale e personale convinzione... quale che sia la nostra salute o vitalità, se ci fermiamo e per un momento ascoltiamo, sentiamo e vediamo noi stessi e ciò che ci circonda, possiamo accorgerci senz'altro di una cosa: che c'è bisogno di più calma, di più tempo, di modi differenti e probabilmente più evoluti di quelli che oggi sembrano andare per la maggiore. Se no la vita, anziché scorrere e dotarsi di significato sembra passare e lasciare ben poco. E.: Può dirci qualcosa sulla sua formazione? A.L.: Io sono un fisioterapista. Oltre alle Tecniche neurochinesiologiche, ho appreso i fondamenti della Neurolinguistica, della Meditazione, delle Arti Marziali, di Tecniche di respirazione e Digitopressione. Di recente ho cominciato a collaborare con il dott. Attilio Speciani dopo aver passato vent'anni ad occuparmi di ricerca e terapia nell’ambito del rilassamento e della respirazione. In questo tempo ho cercato di integrare, anche in prima persona ma soprattutto attraverso le tecniche e modalità terapeutiche che proponevo ai pazienti in ospedale e fuori, la mia esperienza e la mia cultura professionale istituzionale, con i limiti ma anche il rigore che comporta, con l'esperienza che ho maturato frequentando persone ed insegnamenti apparentemente lontani dal mondo in cui operavo. Mio padre, medico pneumologo olistico “ante litteram” e la sua ricerca di recuperare le radici formative e terapeutiche delle arti marziali... più di dieci anni prima della nascita della “new age”... i suoi amici maestri di karate, poi i miei maestri appartenenti alla tradizione buddista mahayana e zen, alle scuole di qi gong terapeutico. Ho cercato il contatto con una parte di me, di tutti noi, che in un modo o nell'altro esiste e ci caratterizza in quanto esseri umani. La parte che ci permette di guarire, di evolvere, di sopravvivere e vivere come esseri umani anche in condizioni e circostanze difficili. Ho cercato di allenare e raffinare, di capire e crescere la parte che ci fa comprendere e superare la difficoltà e la fatica, che ci cura. Cosa ho trovato? Soprattutto la mia umanità. Non si può aiutare sé o altri a guarire, a stare meglio, a curarsi, nascondendosi o aggrappandosi a qualcosa che non sia intimamente naturale, vero e buono. È ciò che chiamo l'arte o la capacità di “stare a contatto”. Un contatto semplice ma abile con il proprio corpo, con la propria tensione vitale, con la propria respirazione, con le proprie posture e con i gesti... l'arte di comunicare con se stessi, di stabilire un dialogo, semplice e interattivo con i limiti e le potenzialità del nostro corpo e del modo in cui lo viviamo. E.: In che modo la sua variegata esperienza si traduce nel suo lavoro? A.L.: In particolare penso a quanti malanni e quanti incidenti potremmo evitare, prevenire o equilibrare se fosse normale ed abituale il contatto intelligente con il nostro corpo e il nostro modo di vivere. Attenzione, lo ripeto non sono un sociologo o uno psicologo, mi riferisco soprattutto ai nostri modi e gesti funzionali, fisici... ma non di rado la pratica corporea aiuta a produrre riflessioni e insights che favoriscono un’evoluzione nella nostra vita. E certamente, al di là di ogni “moda new age”, viviamo un momento storico che ci invita a farlo.
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