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Riportiamo qui altri temi interessanti, emersi dai lavori del congresso, che riprenderemo senz’altro al rientro.
Tra i tanti toccati ci sembra utile riprendere il fatto che Hugh Sampson (la massima autorità mondiale nel campo dell’allergia alimentare) nella sua classificazione delle patologie da allergia alimentare ha inserito la Celiachia (intolleranza al glutine) tra le malattie non IgE mediate, con reazione ritardata dovuta alla reintroduzione dell'alimento. (Per la terapia della celiachia, nella sezione dedicata ai medici, clicca qui.)
Da anni noi discutiamo della celiachia come di una particolare malattia allergologica, e non di una patologia a se stante, e ci fa piacere che Sampson oggi lo confermi.
Sempre sul tema delle intolleranze alimentari, il tedesco Thomas Werfel ha ribadito con fermezza (contro i molti allergologi, di cui tanti italiani, che pensano alle intolleranze alimentari come una patologia legata solo alle Immunoglobuline E), che esistono le allergie alimentari immediate, dovute alle IgE, e quelle ritardate dovute alla reintroduzione sistematica del cibo, legate alla presenza di linfociti che si attivano e reagiscono determinando comunque sintomi del tutto simili a quelli delle allergie alimentari.
Solo che, come per le intolleranze alimentari, la comparsa dei sintomi si ha quando si ripete la sollecitazione reintroducendo i cibi per qualche giorno di fila. Di questa relazione estrarremo per Eurosalus una sintesi importante anche per l'area medica.
In alcune relazioni si è affrontato il tema dell’interferenza psicologica sulla allergia. Un gruppo di canadesi dell’Università di Alberta (P. Forsythe ed altri) ha documentato in un modello animale che l'induzione cronica di stress determina un effetto di accentuazione della patologia allergica. Mentre lo stress acuto, di breve durata non ha effetti particolari sulla allergia, quello cronico, ripetuto nel tempo diventa invece gravemente interferente sull'equilibrio immunologico.
Altre relazioni, come quelle del tedesco Alexander Kapp, hanno invece focalizzato l'attenzione sul ruolo dell'NGF (il Nerve Growth Factor individuato dal Premio Nobel Rita Levi Montalcini ) nell'attivare e nel mantenere molta parte della sintomatologia della dermatite atopica. L’esposizione all'NGF, neurotrasmettitore che si attiva in condizioni di “preoccupazione per la perdita dei propri punti fermi” e che esprime un atteggiamento di difesa motivata dell'organismo, può determinare l’attivazione successiva dei vari meccanismi classici della manifestazione allergica.
La terapia di questa forma (che tanto deve alla presenza di ipersensibilità alimentare) deve tenere conto anche della stabilità psicoemotiva di chi ne soffre.
Dott. Attilio Speciani,
allergologo e immunologo clinico
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