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Conoscere l'influenza per prevenirla. Una riflessione sulla vaccinazione come strategia unica PDF Stampa E-mail
Redazione Eurosalus   
 
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Si sta chiudendo la campagna vaccinale influenzale 2002 e si apre il periodo epidemico. Proviamo a spiegare perchè il vaccino non può e non deve essere l'unica strategia preventiva.

Non è raro autodiagnosticarsi l'influenza, ma altrettanto di frequente capita di sbagliare la diagnosi. Spesso infatti quella che sembra influenza è solo un raffreddore ma a volte possono essere anche altre malattie infettive, sempre virali e sempre a contagio respiratorio interumano, ma che non sono influenza.

La diagnosi di influenza si basa (praticamente sempre) solo sui segni e sui sintomi, che sono:

  • febbre oltre i 38°C
almeno uno dei seguenti sintomi sistemici
  • cefalea;
  • malessere;
  • dolori articolari e muscolari,
  • brividi, sudorazione
  • stanchezza
almeno uno dei seguenti sintomi respiratori
  • tosse,
  • mal di gola,
  • naso chiuso

Questo elenco non può e non deve essere un invito a fare una diagnosi casalinga ma piuttosto deve far capire che la diagnosi è una cosa seria, in certi casi difficile ed è molto importante.

Si perché da una diagnosi sbagliata non possono che scaturire terapie sbagliate. Solo a titolo di esempio vogliamo ricordare che l'epidemia influenzale porta ogni anno con sé anche un ingiustificato aumento nel consumo di farmaci, soprattutto di antibiotici, i quali non solo non servono a nulla (fatta eccezione che per le complicanza, ma è un altro discorso) ma spesso sono addirittura controproducenti. Infatti l'influenza è una malattia virale (vedi oltre), non batterica, ecco perché non servono antibiotici per curarla.

Una caratteristica nota dell'influenza è che guarisce da sé. Esiste un detto che dice “se hai l'influenza e non prendi medicine guarisci in sette giorni ma se prendi medicine guarisci in una settimana”. Ed è vero ma con qualche doverosissima precisazione.

La gran parte delle persone che si ammalano guarisce senza particolari problemi ma la malattia ha alti costi sociali, che si ripercuotono sulla collettività.

Sono sia costi diretti (i soldi spesi per le cure, per intenderci) ma soprattutto costi indiretti (misurati, per esempio, in giorni lavorativi persi). Inoltre l'influenza può diventare una malattia grave soprattutto per le persone sopra i 65 anni.

Gravi sono molte delle sue complicanze che negli anziani sono tanto frequenti da rendere l'Influenza la prima causa di morte tra le malattie infettive per le quali si dispone di un vaccino.

Per comprendere il comportamento del virus e delle epidemie che determina è indispensabile conoscerlo.

Tutti i virus necessitano di una cellula che li ospiti per potersi replicare (e spesso anche per vivere), il virus dell'influenza predilige le cellule delle alte vie respiratorie e, quindi, la trasmissione è aerea e il contatto interumano (anche indiretto, con oggetti d'uso comune) è la condizione tipica per il contagio. Ma perché ci si ammala di influenza così facilmente? Perché pur essendo una malattia infettiva, come per esempio il morbillo e la varicella, ci si ammala più volte nella vita?

Ci sono diverse spiegazioni. La prima è legata alle caratteristiche del virus. Esistono 3 tipi di virus influenzali: A, B e C. Quelli umani sono l'A e il B. Il virus A è a sua volta suddiviso in “H” e “N” in base alle differenze tra le due possibili glicoproteine antigeniche di superficie (emoagglutinina) e (neuroaminidasi).

La maggior parte delle epidemie di influenza che colpiscono l'uomo è dovuta al virus A che è maggiormente in grado di modificarsi e, quindi, più difficile da riconoscere dal nostro sistema immunitario.

I cambiamenti continui (delle glicoproteine H ed N) del virus sono il motivo delle epidemie annuali, ed è per questo motivo che l'influenza può colpire un individuo più volte nel corso della sua vita, perché l'immunità specifica sviluppata un anno non serve a nulla l'anno successivo (a differenza della quasi totalità della altre malattie infettive, per le quali sviluppiamo un'immunità persistente, per esempio le malattie esantematiche dell'infanzia, varicella, morbillo ecc...).

Il virus A ha anche un'altra peculiarità che lo distingue dal B, è in grado di ricombinarsi con virus animali, dando virus tanto diversi da quelli di origine da divenire del tutto irriconoscibili da parte del nostro sistema immunitario. Questi particolari virus sono responsabili delle Pandemie (epidemie di portata mondiale) che sono rare ma spesso mortali soprattutto per le persone sopra i 65.

La diffusione dell'influenza ha anche una spiegazione epidemiologica. L'OMS (organizzazione mondiale della sanità) ha compreso da oltre mezzo secolo che l'influenza è un importantissimo problema di salute pubblica ed ha disseminato il mondo di laboratori con lo scopo di isolare con la massima tempestività il virus di ogni nuova (annuale) epidemia, per provvedere alla costituzione del vaccino.

Purtroppo ben poco si è fatto, e tuttora si fa, per la cosiddetta profilassi comportamentale.

Quindi la malattia si diffonde anche perché non si punta sulla prevenzione primaria, cioè sulla rimozione delle cause della malattia, che sono i virus ma anche il contagio. La prevenzione dell'influenza si basa solo sulla campagna vaccinale e sulla sua promozione, si punta poco sull'educazione sanitaria.

La popolazione non è sufficientemente informata sulla malattia, sulla sua importanza e sulla sua gravità. Ma soprattutto non può agire comportamenti corretti ed efficaci per evitare di ammalarsi in prima persona e per evitare di diffondere il virus (condizione questa essenziale quando si vuole contenere un'epidemia).

Sul nostro sito abbiamo più volte parlato delle alternative ai vaccini e alle terapie convenzionali (leggi articolo). Questa volta vorremmo porre l'accento sui semplici comportamenti che possono aiutarci a ridurre (anche parecchio) il rischio di contagio.

Il nostro è, prima di tutto, un invito a non concentrarsi su un unico aspetto della prevenzione.

Ecco perché il messaggio è rivolto sia ai vaccinati che ai non vaccinati. Ed ancora. Attuare comportamenti che preservano e difendono dal contagio non esclude di prevenire la malattia con misure volte al controllo del virus, una volta che questo ci abbia contagiato.

Cioè è giusto fare di tutto per non ammalarsi ma anche curarsi se la malattia arrivasse lo stesso, magari proprio seguendo i nostri consigli che rispettano il delicato equilibrio dell'organismo, evitando ogni forma di interferenza esogena (per esempio i farmaci).

In sostanza ciò significa che le norme che indicheremo qui di seguito integrano le indicazioni (altrettanto semplici e quindi attuabili da tutti) che abbiamo riportato nell'articolo prossime influenze.

Prevenire l'influenza, le sue complicanze o semplicemente i fastidiosi disturbi che ci dà, significa combattere due battaglie diverse e complementari:

  • La prima è rivolta alla riduzione delle occasioni di contagio, cioè di contatto con il virus.
  • La seconda è rivolta a migliorare la qualità delle risposte del nostro organismo al contagio, prendendo il contagio stesso come un'occasione di per incrementare la nostra salute attraverso una sorta di ginnastica per il sistema immunitario.

Ecco i capisaldi dello stimolo immunologico naturale come arma di difesa rispettosa dell'equilibrio dell'organismo e che promuovono la nostra salute nel suo complesso:

  1. Accertarsi per tempo della presenza di una intolleranza alimentare (e curarla mediante una dieta di rotazione) per non sottrarre risorse al sistema immunitario
  2. uso di minerali adeguati
  3. impiego di preparazioni "vaccinali" omeopatiche
  4. dieta di controllo almeno 1 giorno alla settimana
  5. incremento nell'utilizzo di frutta e verdura
  6. mantenimento di un adeguato livello di attività fisica.

...e i comportamenti consigliati per ridurre il rischio di ammalarsi di influenza (coerenti con le linee guida proposte dai Servizi Sanitari di Base della ASL città di Milano).
  1. Vaccinarsi per tempo; soprattutto se si appartiene alle categorie a rischio (definite dall'OMS)
  2. Evitare contatti diretti con malati di influenza (o sospetti tali)
  3. Evitare luoghi chiusi, affollati, poco areati (se possibile evitare i mezzi pubblici, soprattutto nelle ore di punta, i locali molto frequentati e fumosi)
  4. Lavarsi spesso le mani (prima di ogni pasto e ogni volta che torniamo a casa)
  5. Non indebolire le difese, evitando il fumo (anche passivo), il consumo di alcolici e i colpi di freddo
  6. Mangiare in modo sano e vario. Scegliendo prodotti naturali, freschi, integrali, genuini e di stagione ed evitando cibi raffinati, precotti e sterilizzati.

Ci sembra doveroso un chiarimento a proposito del vaccino antinfluenzale.
A nostro avviso ci sono due aspetti distinti ma ugualmente importanti che dovrebbero far riflettere sulla vaccinazione influenzale come strumento per la prevenzione.

La prima considerazione è che puntare tutta la prevenzione sul vaccino è una politica miope e del tutto inefficace.

La seconda considerazione è che essendo il virus influenzale molto variabile, è difficile ottenere un vaccino efficace, e tanto meno, non si può prevedere quanto lo sarà anno per anno.

Le due considerazioni si combinano in modo ulteriormente negativo. Spesso accade che le persone vaccinate si sentano protette a tal punto dalla malattia da non fare più alcuna attenzione al possibile contagio.

Uno studio meta analitico raccoglie dati da tutto il mondo e lancia un allarme sulle strategie preventive basate unicamente sulla vaccinazione e che si ostinano a non contemplare la profilassi comportamentale.

In questo studio si dimostra che la riduzione dei casi di influenza tra le persone sopra i 65 che si sono vaccinate per tempo non supera il 30%.
Un altro studio ha confrontato le percentuali di copertura vaccinale in Italia nella popolazione dei soggetti sopra i 65 anni.

E' emerso che in Lombardia tale copertura non supera il 30% della popolazione degli anziani e il 15% degli adulti tra i 18 e 60 anni. Tali percentuali sono drammaticamente inferiori al 75% suggerito dall'OMS.

Una delle conseguenze di una così bassa copertura vaccinale è che viene del tutto annullato il cosiddetto effetto gregge, che consiste nel fatto che quante più sono le persone vaccinate, tanto meno la malattia può diffondersi. Essendo infatti una malattia a contagio interumano, quanti meno sono gli ammalati, e quindi gli infetti, tanto minore sarà la probabilità di ammalarsi.

I motivi per i quali l'influenza dà epidemie tutti gli anni sono, come abbiamo visto, numerosi. Proviamo a riassumerli:

  1. La prima causa della diffusione sono le caratteristiche biologiche del virus stesso, che cambia in continuazione ed in modo imprevedibile, rendendo inefficace la memoria del nostro sistema immunitario.
  2. La seconda causa sta nella politica di sanità pubblica attuale (ma che dura da oltre 50 anni) che punta tutto sul vaccino a discapito della profilassi comportamentale e dei rimedi naturali volti a rafforzare le nostre difese.
  3. La terza causa è l'inaffidabilità dei vaccini che, nella migliore delle ipotesi funzionano solo al 50% (cioè la metà di coloro che si vaccinano si ammala lo stesso).
  4. La quarta causa è la bassissima copertura vaccinale. Nonostante il grande impegno economico e mediatico per promuovere la vaccinazione antinfluenzale i risultati sono scarsi, molto al di sotto dei propositi e lontani dal poter garantire un effetto gregge che protegge sia i vaccinati che i non vaccinati perché è diminuita la circolazione del virus stesso.
  5. L'ultima causa sta nella mancanza totale di un programma di educazione sanitaria che superi la fase dell'informazione per approdare a quella dell'educazione. Oggi si sa che informare è solo una condizione necessaria ma spesso del tutto insufficiente per far agire comportamenti positivi (basti pensare all'esempio del fumo e dell'alcool, o delle cinture di sicurezza: tutti sanno cosa dovrebbero fare per tutelare la propria salute e prevenire le malattie ma pochi lo fanno…).

Le indicazioni che abbiamo dato in questo articolo diventano delle potenti armi per proteggere noi stessi e i nostri cari senza fare troppa fatica, senza spendere soldi e cogliendo l'occasione per intraprendere un percorso di salute diverso dal consueto, un percorso che punta sulla prevenzione non solo per evitare le malattie, ma per vivere consapevolmente e meglio tutti i giorni della nostra vita.

Dott. Emiliano Albanese

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