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«Folate di vento di un tardo autunno milanese scuotevano violentemente i lunghi rami dell’ippocastano di fronte al bar, facendo scempio delle ultime foglie superstiti.
Alzai il colletto della giacca, infilai le mani nelle tasche e mi buttai in strada.
Con passo lento, arrivai alla fontana del parco, avevo sete, mi chinai per bere.
Fui colto dalle vertigini, mi raddrizzai, la cosa peggiorò, decisi di sedermi sulla panchina di fronte alla fontana.
Mi accorsi che progressivamente stavo perdendo la memoria.
Prima quello che avevo fatto negli ultimi anni, poi, i mesi e inesorabilmente gli ultimi istanti.
Non ricordavo nemmeno dove fossi.
Rimasi immobile senza tempo, senza ricordi.
Alzai il viso verso il sole tenendo gli occhi chiusi.
Immerso nel calore del sole, per rilassarmi, provai ad ascoltare i suoni del parco.
Fui investito da un vortice di rumori ovattati, confusi, soffocati, senza una direzione precisa.
Aprii gli occhi, ma dove prima c’era la fontana, adesso c’erano solamente macchie, più o meno colorate, senza forme, senza un contorno.
Non riuscivo a mettere nulla a fuoco.
Provai a guardare le mie mani abbandonate sulle gambe, ma non vedevo nulla.
Il panico s’impossessò di me. e strinse in una morsa implacabile il miostomaco.
Provai ad alzarmi, ma non riuscivo a percepire alcun tipo di movimento.
I miei sensi avevano perso qualsiasi riferimento.
L’unica cosa in movimento erano le macchie e i rumori che cambiavano in continuazione.
All’improvviso, quando persi completante il controllo del mio corpo e dei miei sensi, ricordai cosa ero in realtà: un pensiero.
Mi calmai.
Un pensiero che, per un breve istante, era appartenuto ad una mente.
Senza rammarico, capìi che non dovevo affliggermi , avevo vissuto e purtroppo, solamente adesso che perdevo il contatto con i sensi e con l’immensità di questa vita, capivo chi ero realmente e perché ero esistito»
Seduto su una panchine di fronte alla piccola biblioteca del parco Sempione, Antenna stava raccontando un sogno ricorrente a Joseph.
Joseph, un anziano dai trascorsi misteriosi, non parlava molto, ma conosceva diverse lingue.
Aveva girato il mondo in lungo e in largo, per poi tornare a Milano e vivere nella sua città natale.
«Tu che dici?» gli chiese Antenna «sono alla frutta? E’ la depressione che bussa? »
Joseph, con entrambe le mani appoggiato al suo bastone, sorrise e si girò verso Antenna «Perché?»
Antenna rispose « Come perché?»
«Perché ti fai tanti problemi per un sogno? Io lo trovo molto bello e significativo»
«Bello? mica tanto. Incomincio a pensare che dovrei cambiare vita e realizzare il mio sogno»
«Ah si? E quale?».
«Ce n’è uno, non è molto originale però mi piace: ritirarmi su una bella isola greca e trascorrere le mie giornate a leggere, dipingere, pescare e contemplare»
Joseph, ancora girato verso Antenna, lo fissò serio «Ti voglio raccontare una cosa che mi è capitata anni fa, proprio su un’isola Greca»
Emmanuel Dellaqueva Redazione Eurosalus
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