| Voto utenti |
(0 voto) |
|
| Pagina vista |
406  |
|
|
|
Nel luglio del 1946 durante la Conferenza di New York, viene elaborata la carta costituzionale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
Al punto 1 di tale carta c’è la ormai celeberrima definizione di salute: “La salute è uno stato di completo benessere fisico, psichico, mentale e sociale, e non consiste soltanto nell’assenza di malattia o infermità”. Non solo per il fatto di essere datata, tale definizione ha numerosi limiti, che sono stati messi in evidenza negli anni da parecchi studiosi. Ognuno dei quali ha posto l’accento su particolari diversi a seconda della propria formazione e i propri paradigmi di riferimento. Tra le altre, ci pare rilevante una critica “sociale” alla definizione di salute dell’OMS, operata soprattutto da Parsons (medico e sociologo della prima metà del secolo scorso). Egli può essere considerato a buon diritto il fondatore della sociologia sanitaria. E molta della sua Opera prende le mosse proprio dalla definizione di salute e dalle critiche (costruttive) all’articolo 1 della Carta Costituzionale dell’OMS. Il primo limite sta nel non tenere conto della intenzionalità soggettiva dei singoli, e di come mutano ruolo e percezione sociale di una persona che da sana diventa malata. Il secondo limite sta nel non contemplare una condizione intermedia tra malattia e completo benessere; nella quale, pur mancando la malattia, il soggetto non sa e non può affermare di stare completamente bene. Il terzo limite sta nell’aver creato una sorta di aspettativa sproporzionata nella popolazione mondiale in merito al diritto alla salute (l’articolo 2 della Carta Costituzionale dell’OMS afferma che il diritto alla salute è universale e irrinunciabile, per tutti gli esseri umani del pianeta, fin dal momento della loro nascita), un’aspettativa che diventa causa di una sorta di inerzia collettiva, per la quale i singoli delegano alle autorità (e in genere ad altri) la cura e la tutela della loro salute. La sociologia sanitaria ha, schematicamente, definito un modello di riferimento per le possibili imputazioni esplicative della salute. Il modello è un quadrilatero ai cui angoli stanno 4 “grandi elementi”. Le coppie di congiunzioni bidirezionali (cioè le relazioni) tra gli angoli del quadrilatero definiscono la totalità dei modi possibili per spiegare come nasce la malattia e, per contro, come si mantiene lo stato di salute. I 4 elementi sono: - Natura esterna: è l’ambiente fisico, l’habitat; costituito sia dai viventi che dai non viventi a noi contigui.
- Sistema sociale: è la rete comunicativa selettiva durevole che, con il supporto di valori, linguaggi e norme, identifica e definisce il “luogo” delle culture condivise.
- Persona-soggetto: il singolo è costituito da una doppia natura, l’io come attore intenzionale e cosciente; e il sé inteso come social-self cioè come gli altri per me significativi mi vedono.
- Natura interna: è il corpo umano nelle sue componenti biologiche e psico-sociali.
Si noti che i quattro elementi posti ai vertici del quadrilatero hanno definizioni in tutto coerenti con il paradigma di scienza bio-medica cartesiano. Questo perché il modello proposto dalla sociologia sanitaria è cultura specifico, tiene cioè in forte considerazione le influenze delle teorie scientifiche sul senso comune e non vuole porre un problema epistemologico nella definizione di salute ma piuttosto dare un modello di riferimento che sia, prima di tutto, pratico ed esplicativo. L’ordine con il quale vengono prese in esame le 6 possibili connessioni tra gli elementi posti ai vertici del quadrilatero è volutamente coerente con l’evoluzione storica delle teorie (non solo prettamente cliniche) della medicina. - La prima connessione mette in relazione natura esterna e natura interna. Nella medicina ippocratica (teoria “degli umori”) la natura esterna opera nel mantenere l’equilibrio nel corpo umano, che deve il più possibile vivere in armonia con essa. La malattia dipende dalla perdita di questo equilibrio naturale e la guarigione consiste nel ritrovamento del giusto rapporto con la natura che è positiva e “benevola”. Dall’illuminismo in poi la natura esterna diviene un ambiente perturbatore, patogeno, dal quale difendersi. Pasteur e Koch definiscono la teoria dei microrganismi e imputano la malattia alla possibilità che questi ultimi penetrino e vincano le nostre naturali difese.
- La seconda connessione relaziona il sistema sociale e la natura esterna. Secondo l’approccio riduzionistico scientista, per ogni malattia esiste una (ed una sola) specifica causa, e la società ha il dovere di rimuovere le cause per tutelare la salute degli individui. Tutte le malattie sono da imputarsi, quindi, all’organizzazione sociale (nello specifico all’urbanesimo), perché tutte le cause albergano nelle condizioni di vita. Nasce l’epidemiologia, e il suo approccio probabilistico, e diventa lo strumento principe della medicina preventiva, in parte contrapposta alla medicina clinica, rigorosamente curativa.
- La terza connessione mette in relazione il sistema sociale e la natura interna. In quest’ottica la società non porta solo le cause delle malattie ma le malattie stesse. La prevenzione diviene terapia a tutti gli effetti. Dall’osservazione dell’importanza dell’insalubrità delle condizioni di vita come minaccia allo stato di salute, nasce lo sviluppo sostenibile e un’idea di progresso rispettosa delle caratteristiche intrinseche dell’uomo e dell’ambiente nel quale egli vive.
- La quarta e la quinta connessione partono entrambe dall’individuo inteso come ego/social-self. Nel rapporto con la natura interna si determina il fenomeno della coscientizzazione. L’individuo è in salute quando può assolvere ai suoi doveri sociali, cosa che implica, oltre all’optimum psico-fisico anche un momento relazionale integro. Dal rapporto dell’ego/social-self con il sistema sociale nasce il processo dinamico di salute. L’individuo percepisce la malattia come un turbamento che è notato dal gruppo sociale primario di riferimento, il quale muta le sue modalità di relazionarsi al singolo e lo mette di fronte ad una triplice scelta (influenzata da variabili demografiche oggettive, come l’età, il sesso ecc.. e da variabili culturali specifiche, come il numero e la qualità delle informazioni a disposizione); le tre scelte possibili sono: non curarsi, ricorrere a rimedi non medici, ricorrere a terapie istituzionali (sia di medicina tradizionale che alternativa).
Le possibili accezioni e letture di cosa sia la salute e cosa la malattia sono un bagaglio che noi tutti portiamo in dote al medico quando a lui ci rivolgiamo per una diagnosi prima e per una terapia poi. Non possiamo fare a meno di avere un’idea complessa pre-esistente di cosa sia la malattia per noi (indipendentemente dalla malattia, o turbamento, specifico del momento). Interrogarsi in merito a quale sia la connessione (del quadrilatero di Parsons) nella quale maggiormente ci ritroviamo è, prima di tutto un atto di consapevolezza, e poi un ottimo aiuto per facilitare la comunicazione con il medico e con le persone che ci stanno intorno. Siamo immersi in una cultura che intride tutto o quasi. La realtà e le sue singole componenti riflettono una visione scientista del mondo e dell’uomo che già si delineava nell’antica Grecia e che si afferma definitivamente nell’illuminismo. Siamo figli di Cartesio anche se non lo sappiamo o facciamo finta di non saperlo.
a cura del dott. Emiliano Albanese
|