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L'intervista integrale ad Alberta Mantovani sulle costellazioni familiari PDF Stampa E-mail
di Manuela Florio   
 
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Ci sono incontri che possono cambiare una vita. È successo ad Alberta Mantovani, esperta di comunicazione, quando ha partecipato alla sua prima “costellazione familiare”, e ora accade ai tanti “costellati” da lei stessa guidati.

Il termine “costellazione familiare” può evocare un’immagine suggestiva, in realtà si tratta di una terapia ideata da Bert Hellinger, psicoterapeuta tedesco rinomato a livello internazionale, allo scopo di sbloccare i disagi più profondi dell’essere umano. Una teoria recente e piuttosto rivoluzionaria per la sua semplicità, eppure già applicata con successo in molti ambiti, anche istituzionali.

La chiave di volta di questo pensiero è tutta racchiusa in una regola precisa e naturale: “rispettare gli ordini dell’amore”. Dietro un problema, sovente, si nasconde un “disordine” nella propria famiglia, qualcosa che ha bloccato il normale flusso dell’energia e dell’amore. Per scovarlo, Bert Hellinger e, con lui, i docenti accreditati come Alberta Mantovani, guidano la messa in scena della “costellazione familiare” di una persona in mezzo ad altre, anche sconosciute, che possono essere chiamate a rappresentare la “controfigura” di un componente della famiglia. Il risultato? È a dir poco stupefacente. Per capire meglio quel che accade, ne parliamo con Alberta Mantovani, una donna che ha imparato ad ascoltare il suo cuore e che ha raccontato la sua esperienza di vita nel libro Alle radici dell’anima.

D. La costellazione familiare di una persona si può risolvere in un solo incontro?

R. «Sì. La costellazione con una tematica precisa viene affrontata in un solo incontro. Talvolta può esaurirsi con un finale positivo, talaltra può rimanere in sospeso se non c’è l’energia sufficiente o se deve essere così per altri motivi. Nel caso in cui si interrompesse si può riprendere la stessa costellazione, ma dopo parecchi mesi, non subito. Il consiglio che si dà a chi mette in scena la propria costellazione è quello di vivere la propria vita normalmente, semplicemente osservando quel che accade, che significa: trovare una consapevolezza interiore data dall’accettazione. Per questo si dice di non raccontare ciò che è accaduto per almeno tre settimane, nel parlare si disperde energia. Hellinger dice sempre “lascia che agisca”, cioè: lascia che la tua anima cominci a muoversi nella consapevolezza di quello che è stato. Infatti se uno fa una sua esperienza di costellazione e non ne parla per tre settimane, dopo un mese non sa neanche più cosa dire, non ne ha neanche più voglia, né bisogno. È una sensazione che rimane, un movimento che accade nel tuo essere profondo, che è quello che ti fa effettuare questi cambiamenti. La chiave di tutto è l’accettazione e la consapevolezza».

D. Quante costellazioni familiari ha dovuto fare per se stessa?

R. «Ne ho fatte tre, su tre tematiche diverse. Anche perché ho fatto un percorso di formazione. La prima tematica in assoluto da affrontare, di solito, è il rapporto con la mamma. Una volta armonizzato questo rapporto si può vedere tutto il resto: il padre, i fratelli… poi c’è la famiglia attuale. Se ci sono delle disarmonie nella famiglia attuale si lavora anche su quella. Quando una persona viene a fare le costellazioni la prima cosa che chiedo è che cosa le sta più a cuore, perché se sta molto a cuore la famiglia attuale, lavoro su quella, anche se di solito il disagio parte da quella di origine».

D. Si chiamano costellazioni familiari anche in tedesco? Perché?

R. «Sì, il termine lo ha coniato lo stesso Hellinger. Credo che sia perché nel cosmo c’è un ordine. Ristabilire questo ordine negli affetti è prioritario. Si dice che quando si spegne una stella le altre si devono assestare...».

D. Che cosa accade negli incontri serali da lei promossi al Centro Studi Metis di Milano?

R. «Le serate sono il mezzo per conoscere l’energia delle costellazioni, ma non sono raccomandabili come esperienza unica. L’esperienza vera viene fatta durante i seminari che durano 2 o 3 giorni in giro per l’Italia. Durante le serate metto in scena due o tre costellazioni che vengono di solito prenotate in seguito a un colloquio. Chi viene senza aver chiesto di fare la costellazione, viene come semplice partecipante. Quando la persona mette in scena la sua costellazione, però, deve scegliere i componenti della sua famiglia tra  tutti i partecipanti. Naturalmente chi non se la sente può dire di no, ma è difficilissimo che accada. Quello che deve fare la persona scelta è semplicemente “essere” nel corpo e non pensare assolutamente a quanto è stato raccontato prima. Io chiedo al “costellato” di raccontare solo i fatti, ma talvolta scappano dei commenti che possono influenzare la messa in scena. Se si riesce ad ascoltare solo il proprio corpo e seguire il proprio sentire, in quel momento si prendono tutte le energie della persona rappresentata. Attraverso una “controfigura” si mettono, così, in luce i blocchi energetici reali della famiglia. Hellinger dice che c’è sempre un membro della famiglia che dà più amore. Partiamo da lì e facciamo sciogliere questo amore per capire che non ci sono mai colpe, ma ci sono responsabilità. Questo ti fa vedere il mondo con altri occhi. È una bellissima esperienza quella di essere scelti, perché con il cuore si riesce a capire che cosa voglia dire essere un’altra persona. Anche una persona che non c’è più».

D. A lei è capitato?

R. «Sì, molte volte. E ho capito che i morti stanno benissimo. Siamo noi che a volte li tratteniamo, ma se li lasciamo in pace e diamo loro un posto nel nostro cuore, stanno benissimo. Loro sono felici se noi siamo felici».

D. Una volta questi argomenti erano considerati tabù...

R. «Oggi la fisica quantistica sta cercando di dimostrare che i campi energetici esistono e che siamo tutti collegati da questa energia. Rupert Sheldrake è uno di questi ma ce ne sono moltissimi altri. Non è magia, anche se di fatto tutte le volte mi stupisco. Nelle costellazioni semplicemente “incanaliamo” un’energia che è dappertutto».

D. Nel suo libro cita Osho, Gandhi: quanto aiuta la spiritualità durante la costellazione?

R. «Le persone che sono già alla ricerca dell’essenza, è più facile che facciano questo tipo di percorso, ma alla fine anche quelli più materialisti si fanno convincere dai fatti. Chi viene alle costellazioni può essere ateo, buddista o cristiano, non importa. Noi siamo nel presente dove i fatti accadono e parlano da soli».

D. Quello di Bert Hellinger è un metodo riconosciuto anche dalle Istituzioni?

R. «Ci sono persone che lavorano sulle costellazioni all’interno delle carceri, nei tribunali, soprattutto con i bambini nei divorzi e nelle adozioni… è un metodo che fa ordine. Stiamo iniziando soltanto ora a fare conferenze in giro per l’Italia con ottimi riscontri. Un ginecologo del Centro Studi Hellinger, per esempio, ha avuto una percentuale straordinaria di successi applicando il metodo delle costellazioni familiari alle coppie sterili con sterilità non fisica. Quando non c’è una motivazione specifica, sovente, se la coppia fa ordine dal punto di vista sistemico nei suoi affetti familiari, riesce ad avere un bambino con estrema facilità. Spesso uno non ha l’energia per fare un figlio perché è ancora intrappolato nella famiglia d’origine. La sua testimonianza su questo tema è stata richiesta all’Università Statale di Milano e in alcuni ospedali».

D. Bert Hellinger continua a occuparsi delle costellazioni?

R. «Sì, nonostante abbia più di 80 anni. In Germania Hellinger ha creato un vero e proprio movimento. Io stessa continuo ad aggiornarmi e seguire seminari con lui e con Attilio Piazza, una persona davvero speciale, che mi ha fatto la formazione e con il quale oggi collaboro. Negli ultimi tempi Hellinger ha apportato dei grossissimi cambiamenti nella conduzione delle costellazioni. Ora è minimalista, lavora con due o tre persone soltanto e, addirittura, senza parole. Per lasciare spazio soltanto al movimento dell’anima».

Manuela Florio
collaboratore Redazione Eurosalus

 


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