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L'attuale situazione sociale ed economica ha fatto perdere alla maggior parte delle persone i ritmi giusti, quelli naturali e fisiologici che tutti hanno seguito per centinaia di migliaia di anni e che hanno mantenuto sana la popolazione.
Dall'inizio del periodo Neolitico (circa 10000 anni fa), da quando cioè l'uomo ha iniziato a coltivare qualche cereale e altre piante commestibili e ha avuto la possibilità di accumulare scorte di cibo, ed ha iniziato ad allevare animali anziché seguirli o inseguirli lungo le pianure, ha iniziato a comparire l'obesità nella popolazione.
A dispetto di un miglioramento delle condizioni sociali (si sono formati i primi insediamenti urbani) sono peggiorate le condizioni di salute (inaspettatamente infatti l'uomo e la donna del paleolitico, che mangiavano meno e si muovevano di più, erano più sani, più alti e soprattutto più longevi).
Per aiutarci oggi a tornare magri vanno quindi riequilibrate alcune regole alimentari, che senza obbligarci a inseguire tigri dai denti a sciabola ogni mattina, riportino in azione alcuni dei meccanismi con cui nei millenni passati il genere umano ha vissuto meglio sul piano della salute.
Una delle cause dell'aumento dell'obesità è la ripetizione inconsapevole della utilizzazione di alcuni alimenti, che provoca facilmente la comparsa di allergie alimentari ritardate (intolleranze).
Da poco si è dimostrato con certezza che le intolleranze alimentari provocano una reazione infiammatoria che induce l'ingrassamento. Si tratta di un vero e proprio segnale di pericolo che arriva all'organismo, e in risposta al pericolo (nello stesso modo agisce ad esempio il digiuno del mattino, o l'insufficiente apporto di cibo con la prima colazione) ogni individuo cerca di accumulare grasso di scorta da utilizzare (forse) in una situazione di carestia successiva.
Se 200.000 anni fa le condizioni di carestia erano frequenti e possibili, oggi lo sono molto meno, e il rischio vero è quello di trovarsi grassi, con molto grasso distribuito nei posti sbagliati, e molto meno sani di quanto potremmo.
Oggi le intolleranze alimentari più frequenti sono legate alla presenza, spesso inconsapevole, nei cibi di:
- grassi idrogenati vegetali presenti in quasi tutti i prodotti industriali
- latte e derivati del latte che si trovano dappertutto
- lieviti e prodotti fermentati e ad alto contenuto di sale
- frumento (o comunque il cereale dominante, come il riso in Cina e Giappone e il mais in America Latina)
Lo studio attento delle intolleranze alimentari e una dieta che annulli l'infiammazione che queste producono invia all'organismo un segnale uguale e contrario a quello che ha determinato l'ingrassamento, facilitando la perdita di massa grassa.
Anche una dieta sulle intolleranze alimentari quindi, come dietaGIFT, rappresenta una delle innovative diete di segnale che consente all'organismo di tornare in equilibrio in modo sano, ecologico e rapido.
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