| Voto utenti |
(0 voto) |
|
| Pagina vista |
211  |
|
|
|
Se è vero che mantenere viva l'attenzione sui temi dell'alimentazione e sulle diete per aumentare il benessere generale è sempre importante, quando la dieta ha un dichiarato scopo terapeutico è davvero imprescindibile che sia un medico a prescriverla e a seguirne gli effetti, tenendo conto dell'individualità del paziente.
Alla quantità di diete che ci sommerge dalle riviste fanno eco le prescrizioni dietetiche di operatori di ogni tipo.
Se è vero che mantenere viva l'attenzione sui temi dell'alimentazione e sulle diete per aumentare il benessere generale è sempre importante, quando la dieta ha un dichiarato scopo terapeutico è davvero imprescindibile che sia un medico a prescriverla e a seguirne gli effetti, tenendo conto dell'individualità del paziente.
E' questa l'opinione espressa dal dottor Roberto Anzalone, Presidente dell'Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Milano, al quale il dottor Attilio Speciani, responsabile scientifico di Eurosalus si è rivolto per un parere professionale in merito.
Significa cioè che se l'indicazione dietetica è specificamente indicata alla terapia di una malattia ben definita (ad esempio una dieta per la cura della fenilchetonuria) deve essere un medico a indicarla e a esserne responsabile.
Diversa è invece la situazione quando una impostazione dietetica o dei suggerimenti nutrizionali sono orientati al recupero della fisiologia del benessere, a limitare un sovraccarico alimentare, a proporre modalità nutrizionali del tutto fisiologiche. Pensiamo ad esempio alle allergie alimentari ritardate (intolleranze) e a come la terapia dietetica di questa forma ricalchi esattamente il percorso dello svezzamento, messo in pratica da quasi ogni mamma sulla faccia della terra. La modalità dietetica può quindi essere proposta da persone che siano esperte di nutrizione, senza necessariamente essere medici.
In questo campo, dove la diagnosi è ancora affidata a tecniche non convenzionali, infatti, è bene che sia un terapeuta esperto (biologo, nutrizionista, naturopata, medico) che si assuma la responsabilità di interpretare correttamente gli esiti e di guidare il paziente verso lo svezzamento dagli alimenti non tollerati, con l'aiuto di una dieta mirata al recupero della tolleranza e non all'eliminazione per lunghi periodi dei cibi incriminati. Una pratica, questa, che troppo spesso porta ad aumentare le reazioni in caso di contatto casuale, laddove una dieta di rotazione favorisce il controllo delle reazioni infiammatorie senza la perdita di tolleranza nei confronti dell'alimento.
Ci preme ribadirlo ancora una volta, perché sono sempre numerose le lettere che riceviamo in redazione che esprimono dubbi e chiedono consigli su come comportarsi nei confronti degli alimenti non tollerati.
Qualunque sia il metodo utilizzato per la diagnosi di un'intolleranza, solo al terapeuta responsabile spetta il compito di orientare le scelte dietetiche che ne favoriranno la guarigione.
Mangiamo per non ammalarci, allora, e soprattutto, non dimentichiamo che il cibo è uno dei più preziosi ed economici strumenti di terapia a nostra disposizione!
Redazione Eurosalus
|