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Il virus dell'epatite C può infatti dare importanti problemi, ma nella maggior parte dei casi non provoca alcun tipo di danno. Che cosa fareste dunque se se vi dicessero che mangiando cibi sani e genuini in modo adatto, evitando l’eccesso di alcol, riducendo il fumo e facendo vita sana potreste ottenere vantaggi assai maggiori che con il trattamento farmacologico attualmente proposto dalla medicina accademica?
Spesso si è sentito parlare di cirrosi, di sequele mortali e di trattamenti farmacologici necessari e costosissimi (abbinamenti di interferone e farmaci anti AIDS) come unica speranza; si è visto consigliare l’esame del sangue ogni tre mesi e l’ecografia epatica e la visita dell’epatologo ogni sei.
A questo punto se vi dicessero che mangiando cibi sani e genuini in modo adatto, evitando l’eccesso di alcol, riducendo il fumo e facendo vita sana potreste ottenere vantaggi assai maggiori che con il trattamento farmacologico attualmente proposto dalla medicina accademica, potreste sentirvi un po' confusi e in dubbio. Cerchiamo allora di chiarire qualche dubbio.
Contro gli allarmismi inutili: non tutti si ammalano
L’informazione che richiama solo gli aspetti più gravi appare in gran parte mirata alla somministrazione di farmaci costosissimi (ed inutili nel lungo termine, come chiunque può leggere nei foglietti illustrativi dell’interferone).
Il virus dell'epatite C può infatti dare importanti problemi, ma nella maggior parte dei casi non provoca alcun tipo di danno. Alla fine del '99, su una delle più autorevoli riviste mediche mondiali, il New England Journal of Medicine (Vogt M, et al. N Engl J Med. 1999 Sep 16;341(12):866-70) è stata presentata la storia di circa 500 bambini tedeschi operati al cuore (e trasfusi) ben prima che si conoscesse il virus della epatite C. Solo il 14% di questi ha “preso” il virus, e nel corso di 20 anni la metà di questi bambini è guarito completamente, con totale scomparsa del virus dall’organismo. Solo il 3% dei rimanenti ha avuto innalzamento delle transaminasi.
Rifacendo i calcoli, vuol dire che su 70 infettati solo 1 (ripeto 1 su 70) ha avuto innalzamento delle transaminasi persistente. Negli adulti invece il 50% degli infettati non ha e non avrà malattia.
Nel 50% rimanente ci potrà essere una forma di aumento delle transaminasi e in alcune di queste persone, con una percentuale che dipende dall'introduzione di alcol, dall’età e dall'interferenza di altre malattie (come l’epatite B), può esserci una lenta trasformazione verso la cirrosi.
In relazione ai diversi studi e ai diversi autori, questa percentuale di trasformazione va dal 6% al 20%, e il tipo di cirrosi che si sviluppa più frequentemente in Italia è lieve, e quindi ben curabile; la trasformazione in tumore del fegato è connessa alla storia di eredità familiare, al consumo di alcol e allo stile di vita.
Rifacciamo i conti
In Italia quindi, su 1000 persone infettate, 500 guariranno del tutto, 470 avranno le transaminasi elevate nel corso della loro storia, senza avere altri peggioramenti, e 30 persone avranno una evoluzione verso la cirrosi. Alcune di queste 30 persone potranno sviluppare un tumore del fegato.
Si tratta di un numero comunque importante, da non sottovalutare (visto che circa 2 milioni di persone in Italia sembrano essere state in contatto col virus) e che rende ragione delle ricerche svolte.
Non possiamo però consentire che la giusta preoccupazione per un problema di salute pubblica trasformi la conoscenza in paura.
Noi sappiamo che il danno al fegato dipende da due fattori: il primo è legato all’azione tossica del virus, e il secondo dipende dalla attivazione del sistema immunitario, che in modo indiretto produce infiammazione che va anche a danno del fegato.
Ci sono precauzioni da prendere che sono molto più importanti del solo consumo farmacologico di recente proposto dall’industria. Non è solo un problema di virus!
Riduzione dell'infiammazione e controllo della tossicità alimentare
Tutti gli accorgimenti alimentari che aiutano ad evitare l’attivazione immunologica e l’infiammazione che ne deriva saranno importanti.
Servono Il giusto apporto di minerali e di vitamine, l’utilizzazione di sostanze vive e vitali come la frutta e la verdura fresche, il controllo delle eventuali intolleranze alimentari presenti, ma soprattutto l'eliminazione delle sostanze ad azione tossica sul fegato, come gli alcolici, i funghi, e i coloranti e i conservanti spesso eccessivamente presenti nella alimentazione odierna.
Io inoltre, ritrovandomi infettato dal virus, farei quotidianamente una sana attività fisica aerobica (corsa, nuoto, bicicletta) e rispetterei con cura il mio bisogno di sonno.
Si tratta infatti di due mezzi efficaci ed importanti per riequilibrare il sistema immunitario ed evitare il devastante stimolo infiammatorio cronico sul fegato.
Strumenti semplici di controllo
Molti lavori scientifici segnalano inoltre che la semplice lettura delle transaminasi può essere un mezzo molto valido per evitare il sistematico e ripetuto ricorso alla biopsia del fegato.
Si sa oggi che se le ALT sono più elevate delle AST (ovvero, con la vecchia definizione le GPT sono più alte delle GOT) e questi valori restano abbastanza stabili, la tendenza del fegato non è verso la cirrosi.
Nel caso opposto invece questa possibilità è più frequente, e quindi serve un controllo più attento di tipo medico, clinico ed ovviamente dietetico.
Divulghiamo quindi la conoscenza per aiutare chi soffre a essere curato bene, e per impedire a chi si è “infettato” di fare le cose sbagliate, ma non facciamo credere alla gente che il contatto con il virus rappresenti il vero problema.
Da migliaia di anni incontriamo virus, e il nostro sistema immunitario, se nutrito bene, è spesso in grado di controllarli più efficacemente che con i farmaci.
Dott. Attilio Speciani
Allergologo e Immunologo clinico
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