Dalla lotta alle allergie nuovi farmaci e strategie per curare le forme tumorali


di Attilio Speciani
27 Novembre 2017

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L'austriaca Erika Jensen-Jarolim è una allergo-immunologa austriaca che ha sempre avuto buone intuizioni, con risvolti pratici molto importanti.

Ad esempio è stata la prima, fin dal 2003, a evidenziare su modelli animali e poi nell'uomo, che l'assunzione di protettori gastrici del gruppo dei -prazoli era in grado di favorire lo sviluppo di allergie anche gravi

Questa conoscenza è diventata sempre più precisa fino ad arrivare oggi alla consapevolezza che la digestione (e il suo corredo enzimatico) non si possono bloccare, perché i danni che ne derivano sono molto peggiori dei benefici ricevuti.

Grazie alle sue intuizioni e ai suoi studi, la Jensen-Jarolim ha affrontato le possibili relazioni tra cancro e allergie in modo decisamente interessante, pensando soprattutto alle possibilità terapeutiche che possono arrivare dal condizionamento delle IgE (gli anticorpi che attivano le reazioni allergiche), che potrebbero a quel punto creare una infiammazione allergica molto ben mirata nei confronti del tessuto tumorale.

Ha pubblicato le sue considerazioni sul Journal of Allergy and Clinical Immunology (JACI) nell'ottobre 2017 e su Allergy nel settembre 2017, discutendo di due temi fortemente connessi l'uno con l'altro (Jensen-Jarolim E. et al, J Allergy Clin Immunol. 2017 Oct;140(4):982-984. doi: 10.1016/j.jaci.2017.04.034. Epub 2017 May 17). 

  • Il primo riguarda la possibilità di stimolare una sorta di reazione allergica nei confronti del cancro per portarlo alla sua eliminazione attraverso la produzione di speciali IgE.
  • Il secondo considera se in generale sia meglio essere allergici o tolleranti per sconfiggere un cancro. 

Per quanto riguarda la prima domanda, oggi si sa che il tessuto tumorale viene infiltrato da macrofagi, eosinofili e mastociti (tutte cellule coinvolte nella reazione allergica) nel tentativo di fermarne la progressione. La reazione allergica locale è però "disattivata" e l'organismo non riesce più a stimolare una risposta importante nei confronti della massa tumorale.

Si possono però produrre IgE che reagiscano col tessuto tumorale e l'iniezione di questi anticorpi può portare alla attivazione della risposta allergica esattamente dove serve. I tre tipi di cellule citati sono infatti molto sensibili al contatto con le IgE e in presenza del tessuto tumorale (visto che lo stanno infiltrando loro, sono proprio nel posto giusto) possono scatenare una reazione distruttiva delle cellule tumorali con azione solo locale.

Sono già in corso valutazioni di fattibilità anche nell'uomo che hanno dato risposte positive e che lasciano ben sperare in questa possibilità di terapia futura. 

Il secondo tema riguarda invece la considerazione generale sul tipo di "terreno" che l'organismo sano dovrebbe avere per difendersi dalla forma tumorale. La risposta corretta deriva dal fatto che si debba considerare sia una azione locale, a livello tumorale (in cui l'allergia farebbe bene), e un'azione sistemica dove il fatto di essere infiammati o allergici ha invece effetti negativi sul piano generale. 

L'infiammazione allergica e la produzione di citochine infiammatorie sono correlate con la crescita delle forme tumorali.

Fin dal 2007 Pollard e Lyn hanno definito su Cancer Research che l'attivazione dei macrofagi (dovuta a infiammazione e allergia) facilita la produzione di citochine ad azione sui vasi che aiutano lo sviluppo tumorale.

Nel 2014 Conrad ha pubblicato sul Journal of Leucocyte Biology una indicazione relativa al fatto che la presenza di istamina (effetto di reazione infiammatoria e allergica) contribuisce allo sviluppo e alla espansione di alcune importanti forme tumorali (Martin RK et al, J Leukoc Biol. 2014 Jul;96(1):151-9. doi: 10.1189/jlb.5A1213-644R. Epub 2014 Mar 7). 

L'allergia è in origine uno strumento difensivo dell'organismo e la "pazzia" delle cellule tumorali riesce a disattivare la reazione allergica locale che l'organismo vorrebbe mettere in atto.

Quindi la prevenzione migliore che si possa attuare è quella di mantenere un "terreno" in cui esista la tolleranza (e attraverso le scelte nutrizionali personalizzate è possibile) e si controlli l'infiammazione, anche quella correlata al cibo, mentre per colpire direttamente le cellule che hanno perso il controllo della loro progressione, può diventare utile lo strumento allergico che viene riportato alla sua natura fondamentale che è quella di "espellere" dall'organizmo sostanze o cellule che hanno aggredito l'organismo. 

Pensando alla "tosse allergica" alla "diarrea allergica" e alla "dermatite allergica" siamo sempre di fronte a un meccanismo che tende a buttare verso l'esterno dei possibili aggressori.

Riuscire a riattivare questo processo localmente, anche nei confronti del cancro, sarebbe un successo importante.