Reattività a Frumento e Glutine


Sinonimi: Reattività al grano, Sensibilità al glutine, Frumento, Avena, Cereali, Glutine, Celiachia

Le recenti ricerche scientifiche hanno evidenziato che un alimento può indurre la produzione di citochine infiammatorie come BAFF (B Cell Activating Factor) o PAF (Platelet Activating Factor) e provocare tutti i sintomi infiammatori di solito dovuti al cibo.

Capire il livello di infiammazione correlata al cibo eventualmente presente in una persona permette di agire in conseguenza per ridurne il livello e quindi portare la persona a riconquistare il suo benessere.

La tendenza comune è di eliminare dalla propria dieta l'alimento ritenuto colpevole dei disturbi fisici e di conseguenza a sostituirlo con un altro, non realizzando che il paziente in questione potrebbe poi, in un prossimo futuro, sviluppare una sintomatologia simile verso il “nuovo” alimento.

Una delle situazioni più frequenti è appunto il glutine, in cui spesso medici consigliano il consumo di cibi “gluten-free” e sostituzione, per esempio, con il riso. Con questo approccio molto probabilmente verrà favorito lo sviluppo di una nuova reattività verso il riso, magari con gli stessi sintomi di prima.

Grande dibattito avviene sul consumo di frumento, e quindi glutine, ed emerge quanto le conoscenze al riguardo siano ancora confuse.

Infatti un'infiammazione da cibo dovuta a frumento e glutine non è da confondersi con la celiachia, o con  l'allergia IgE-mediata al frumento. È dunque opportuno avere ben chiara la differenza che esiste tra queste tre “conditions”.

[ chapter]Cause[/chapter]

La recente definizione della "Gluten sensitivity" (una intolleranza al glutine che è spesso indistinguibile sul piano clinico dalla celiachia e che può riguardare anche oltre il 20% della popolazione sana) ha ulteriormente enfatizzato l'importanza dei fenomeni infiammatori da cibo, che alla fin fine rappresentano un meccanismo difensivo dell'organismo. [Reilly NR, “The Gluten-Free Diet: Recognizing Fact, Fiction, and Fad”, J Pediatr. 2016 May 10. pii: S0022-3476(16)30062-2. doi: 10.1016/j.jpeds.2016.04.014. [Epub ahead of print].

La Non-Celiac Gluten Sensitivity (NCGS) mostra molti sintomi simili alla celiachia vera e propria, ma è diagnosticata in persone che non sono celiache e non sono allergiche al frumento e che tuttavia rispondono alla somministrazione ripetuta di glutine con la comparsa di sintomi spesso correlati alla irritazione intestinale.

Evidenze scientifiche (come le scoperte di Finkelman e Ligaarden) hanno documentato il problema non dipende dal singolo cibo, ma dal modo in cui gli alimenti reagiscono nell'organismo: non si tratta di una reazione specifica al singolo alimento, ma più specificamente va tenuta in considerazione l'infiammazione provocata dal relativo eccesso di un alimento.

Le Immunoglobuline G (IgG) nei confronti di un alimento possono essere semplicemente il segno di una precedente attivazione immunologica nei confronti di quel cibo [Finkelman FD, “Anaphylaxis: lessons from mouse models”, J Allergy Clin Immunol. 2007 Sep;120(3):506-15; quiz 516-7].

Inoltre, chi mangia frequentemente gli stessi alimenti troverà che la causa dell'infiammazione da cibo dipende proprio da quei gruppi alimentari assunti in eccesso [Ligaarden S. et al., “IgG and IgG4 antibodies in subjects with irritable bowel syndrome: a case control study in the general population”, BMC gastroenterology 2012, DOI: 10.1186/1471-230X-12-166].

 Segnali

Per molti anni è stato difficile interpretare quali fossero le possibili cause delle malattie infiammatorie intestinali (IBD). [Bentz et al., “Clinical relevance of IgG antibodies against food antigens in Crohn's disease: a double-blind cross-over diet intervention study”, Digestion. 2010;81(4):252-64. doi: 10.1159/000264649. Epub 2010 Jan 30]

Studi scientifici hanno poi analizzato l’impatto dietetico sulla variazione dei sintomi in patologie come il morbo di Crohn [Suskin DL et al., “Nutritional therapy in pediatric Crohn disease: the specific carbohydrate diet”, J Pediatr Gastroenterol Nutr. 2014 Jan;58(1):87-91] evidenziando quanto le reazioni immunologiche agli antigeni del Gruppo Alimentare “frumento e glutine” fossero alla base dello sviluppo della malattia.

Quindi stimolando la riduzione degli antigeni alimentari presenti nella dieta si può riportare in equilibrio una malattia infiammatoria e immunologica.

 Trattamento
      

Dopo avere effettuato un test Recaller o BioMarkers, per la misura dell'infiammazione e la identificazione del Profilo Alimentare personale, si potrà passare alla impostazione della dieta di rotazione più indicata.                                                        

Il trattamento per chi soffre di una particolare reattività verso il gruppo alimentare del frumento e del glutine riguarda principalmente la dieta.

Sarà da seguire uno schema di dieta a rotazione (che riprende gli stessi principi dello svezzamento infantile) in cui sarà opportuno limitare solo nei giorni consentiti gli alimenti contenenti cereali di ogni genere, glutine ecc. (ed evitarli nei giorni di dieta “stretta”), lasciando spazio al consumo libero degli alimenti “vietati” in 7 pasti settimanali.

Lìutilizzo concomitante di integratori specifici (a base di minerali, enzimi, estratti vegetali) può contribuire a favorire processi digestivi, alleviare situazioni infiammatorie e riportare equilibrio in diverse funzioni metaboliche.

[chapter]Il trattamento preferito[/chapter] 

È opportuno indicare quali alimenti siano da considerarsi appartenenti al gruppo del frumento, in quanto spesso non è facile distinguere tra i diversi cibi e conoscere le molte alternative possibili.

È possibile consumare alcuni tra i prodotti formulati per le persone celiache purché si controlli che contengano farine alternative (mais e riso ad esempio), mentre ancora qualche dubbio sopravvive per l'uso della farina di frumento senza glutine (deglutinata).

Si devono controllare in generale le etichette degli ingredienti contenuti poiché sovente questi prodotti sono ottenuti con l'aggiunta di elevate quantità di lieviti, grassi vegetali idrogenati e conservanti, in quanto senza glutine la lievitazione è più difficoltosa, per cui il contenuto di sostanze lievitanti in questi prodotti è molto elevato.

Di conseguenza l'assunzione massiccia di lieviti a lungo andare potrebbe indurre una risposta infiammatoria dovuta a questi tipi di alimenti, per cui si consiglia di consumare il più possibile cereali alternativi non processati o le loro farine o prodotti fatti in casa.    

Per una corretta impostazione dietetica bisogna prendere in considerazione sia il grano tenero che il grano duro, anche la sola crusca e inoltre tutti i cereali che contengono glutine, come orzo, farro, kamut, segale. Riteniamo l'avena uno dei cereali o delle leguminose indicati per la sostituzione (insieme a riso, miglio, grano saraceno, mais, quinoa, amaranto e soia).                                                     

I prodotti da forno come pane bianco e integrale, grissini, fette biscottate, biscotti, dolci, torte, brioches, pasticceria, pizze, sono da evitarsi. Anche i pani di altri cereali (di avena, di mais, di orzo o di soia) sono quasi sempre misti in quanto per renderli morbidi viene normalmente aggiunta una certa percentuale di farina di frumento.

Anche il consumo di farro, segale e kamut sono da limitare in quanto, benché diversi dal punto di vista genetico, si tratta di cereali che presentano una tale somiglianza con il frumento che scatenano la reattività immunologica (e quindi della sintomatologia).

Sono da sottoporre a restrizione alimentare anche le paste alimentari fatte con farina di farro, segale o kamut, così come la crusca e i fiocchi di cereali per la colazione e le impanature.

Non fanno eccezione nemmeno i prodotti macrobiotici quali semola, semolino, bulgur, cous cous che sono tutti frumento in varie forme, coperture o croste di formaggi, birre, alcuni alcolici                                                                 

Una nota particolare merita l'avena, come riportato da l’Associazione Italiana Celiachia «Per quanto riguarda l'avena, le evidenze sperimentali indicano che la stragrande maggioranza dei celiaci può tollerarla, tuttavia si preferisce precauzionalmente non includerla nella dieta priva di glutine soprattutto per il rischio di contaminazione».

 Integrazione
  

Può essere utile l'impiego a dosaggio pieno di integratori con funzione antinfiammatoria e antiossidante, in sinergia con i minerali e le sostanze necessarie a migliorare l'attività enzimatica e a regolare la sensibilità insulinica (in particolare Inositolo, Magnesio, Manganese, Zinco e Cromo e spesso affiancando enzimi digestivi).

Sono spesso suggerite sostanze che, pur non potendo sostituirsi ad una dieta controllata e alla pratica di attività fisica, contribuiscono alla migliore attività metabolica aiutando anche il controllo del peso in modo fisiologico.

Nella cura dei fenomeni dovuti alla infiammazione da cibo è spesso necessario aiutare l'organismo con una naturale azione antinfiammatoria utilizzando derivati vegetali come olio di Perilla (come presente in Zerotox Ribilla) e facilitare la giusta colonizzazione intestinale con i probiotici più adatti.               

  

LINK SUGGERITI

http://www.eurosalus.com/malattie/malattia/intolleranze-alimentari

http://www.eurosalus.com/intolleranze-allergie/europei-cinesi-malattia-intestinale-cibi-diversi

http://www.eurosalus.com/malattie-cura/crohn-e-alimentazione-glutine-e-cereali-da-evitare

 

Cai C et al., “Serological investigation of food specific immunoglobulin G antibodies in patients with inflammatory bowel diseases” PLoS One. 2014 Nov 13;9(11):e112154. doi: 10.1371/journal.pone.0112154. eCollection 2014

[ chapter]Prevenzione[/chapter] 

Oltre ad una dieta variata e non ripetitiva, non esiste un vero metodo preventivo per una reazione dovuta a un alimento appartenente al gruppo del frumento. Studi immunologici hanno evidenziato quanto non sia l'alimento stesso ma piuttosto la quantità e frequenza di assunzione a provocare una reazione al singolo alimento.

L'approccio ideale è l’individuazione delle reattività alimentari dell'organismo (attraverso test come Recaller o BioMarkers) e l'impostazione di una dieta di rotazione che gradualmente consenta il pieno recupero della tolleranza alimentare verso i cibi appartenenti a questo gruppo.

Importante è il non consumare eccessivamente o ripetutamente uno stesso alimento che sia utilizzato in sostituzione di cereali o cibi del gruppo, per non sviluppare a lungo andare una reattività verso questo nuovo sostituto.

Nel caso ci si trovi di fronte a casi di persone che abbiano da tempo eliminato (erroneamente) il glutine, si proporrà una reintroduzione degli alimenti contenenti lo stesso a quantità minimale, partendo dalla bollitura di un pezzo di pasta nell'acqua del riso e poi rimuovendolo. Infine si può arrivare a quantità pari a quelle di una briciola, e gradualmente crescere, proprio per non causare shock all'organismo.

La varietà alimentare è comunque la strategia da preferirsi per non causare un sovraccarico a livello immunologico di un certo alimento piuttosto che un altro.