Venerdì di Quaresima e venerdì di magro: la strada per controllare l'infiammazione


di Michela Carola Speciani
30 Marzo 2018

robynmac / 123RF Archivio Fotografico

La Quaresima è quasi conclusa, ma il “venerdì di magro” è un'abitudine da mantenere per il bene proprio benessere. Non stiamo parlando di evitare la carne (le proteine sono infatti uno strumento importantissimo ed essenziale al benessere), ma di variabilità alimentare. 

Avere almeno un giorno settimanale in cui si mangiano alimenti differenti da quelli che si è abituati a mangiare tutti i giorni (ad esempio, per noi Italiani potrebbe essere un giorno senza latte e derivati o senza frumento e affini) è uno strumento utilissimo per ridurre i livelli di infiammazione generale. 

Ridurre la propria infiammazione generalizzata (o low grade inflammation) significa, ad esempio, agire in senso preventivo (e/o di supporto terapeutico) nei confronti della stragrande maggioranza delle patologie che affliggono il nostro tempo (dalla sindrome metabolica al cancro, passando dalle allergie e dalle malattie autoimmuni), aiutare la costruzione della propria massa magra (e il conseguente dimagrimento), e ridurre la ritenzione idrica (che causa la cellulite, le gambe gonfie...).

Quindi, come si fa questo “venerdì di magro” per ridurre l'infiammazione? 

Prima opzione (quella poco scientifica): si apre il frigorifero (o la dispensa), si annota cosa c'è dentro e si sceglie di mangiare qualcosa di totalmente diverso per almeno un giorno alla settimana.

Ad esempio, se siamo abituati a mangiare pasta e pane tutti i giorni, un giorno alla settimana sceglieremo di usare invece riso e patate. Se siamo abituati a usare il sugo al pomodoro sulla pasta, i kiwi come frutto o i pomodorini nell'insalata, per quel giorno settimanale sceglieremo della frutta o della verdura differente e condiremo i carboidrati del nostro pasto con l'olio extravergine invece che con la passata.

Se la nostra proteina preferita è il formaggio, quel giorno punteremo invece sulle uova, sul pollo o sul pesce, e così via, a seconda delle abitudini quotidiane di ciascuno.

Lo scopo di quest'attenzione nutrizionale è proprio quella di abbassare i livelli d'infiammazione generalizzata con gli effetti che ne conseguono in termini di modulazione della sintomatologia clinica acuta e cronica (oltre che il dimagrimento o la cellulite) di ciascuno, attraverso una dieta "di rotazione" che non elimini niente, ma guidi alla corretta variabilità.

La seconda opzione, quella scientifica, è di valutare il proprio profilo alimentare personale attraverso un test che dosi le IgG e le valuti secondo la logica dei grandi gruppi alimentari, agendo poi di conseguenza sulla base dei risultati ottenuti. Attenzione: non stiamo parlando di un test qualunque, ma di una valutazione davvero particolare. In effetti, gli unici due test che offrono questo tipo di analisi, ad oggi (in Italia e all'estero), si chiamano Recaller e BioMarkers.

Il test può essere fatto presso le farmacie o i centri affiliati (più di mille sul suolo italiano, con posizioni in crescita anche in Inghilterra, Svizzera e Spagna, per il momento). Tramite piccolo prelievo di sangue capillare (simile a quello che si fa per la glicemia) il campione viene raccolto, inviato presso il laboratorio centrale per l’analisi delle IgG specifiche (e delle citochine infiammatorie che il test dosa) e in circa 10-14 giorni l'interessato riceve il risultato, accompagnato da pagine esaustive che spiegano come procedere nell’impostazione della dieta di rotazione sulla base del risultato ottenuto. 

Lo scopo di quest'attenzione nutrizionale è proprio quella di abbassare i livelli d'infiammazione generalizzata con gli effetti che ne conseguono in termini di modulazione della sintomatologia clinica acuta e cronica (oltre che il dimagrimento o la cellulite) di ciascuno. Questo si ottiene appunto attraverso una “dieta di rotazione”, ovvero una dieta che non elimini nulla, ma piuttosto favorisca una guida alla variabilità.

Il percorso proposto parte da uno schema più“rigido” (con meno momenti di reintroduzione, comunque presenti ed essenziali) e si conclude con una singola giornata settimanale di “variazione dalla propria precedente abitudine” ricalcando appunto lo schema del “venerdì di magro”. 

Chi ha incontrato questo "strumento" si è spesso domandato come un solo giorno di "attenzione" possa mantenere effetti tanto importanti ed evidenti.

S'immagini di dover percorrere un lungo tratto a nuoto. Si immagini di percorrerlo tutto sott'acqua, senza mai respirare; e ora si pensi di farlo riemergendo alla superficie per riprendere fiato ogni quattro bracciate. Fare tutto il tratto nuotando è possibile purché ogni tanto si prenda il respiro.

Il giorno settimanale di “rotazione nutrizionale" personalizzata assume esattamente il ruolo del respiro che frammenta il percorso sottomarino e che permette di raggiungere serenamente il proprio obiettivo di salute (e di riduzione dell'infiammazione generalizzata).

Si tratta di un percorso, insomma, che insegna a modulare le proprie abitudini e a trovare una più sana quotidianità e che viene utilizzato da anni con successo presso il Centro Medico SMA di Milano.

Il "venerdì di Quaresima" diventa uno strumento formidabilmente utile e funzionale per ciascuno, anche da proseguire durante il resto dell’anno, aggiustando la scelta nutrizionale in base alle proprie “necessità infiammatorie”, ricordando sempre e comunque le regole di base per una sana nutrizione (che trovate, insieme ad una guida all'allenamento, nel libro di Edizioni LSWR “Incredibilmente in forma - sport e nutrizione per stare bene”, che può essere una utile “sorpresa” da inserire nell'uovo di Pasqua per fare e farsi un regalo di salute).